FFS cargo ha comunicato qualche settimana fa che taglierà 65 posti di lavoro a tempo pieno nel trasporto merci. Due terzi delle soppressioni, una quarantina di posti, toccheranno il Ticino presso i terminali di Cadenazzo e Lugano, il restante terzo sarà nella Svizzera tedesca.
Si tratta di una scelta di una gravità estrema, vergognosa e inaccettabile dettata esclusivamente da motivi finanziari. Una scelta con molte implicazioni e ricadute importanti a partire dalla soppressione di 40 posti di lavoro nella Svizzera italiana che saranno molto difficilmente compensabili con altre attività nelle FFS sul nostro territorio. Una cancellazione questa che creerà automaticamente una perdita di conoscenze e competenze professionali e lavorative per il nostro territorio con importanti e significative ricadute anche sulle possibilità formative dei nostri giovani nell’ambito delle FFS.
Ma l’impatto maggiore è sulla qualità di vita e dell’ambiente della Svizzera italiana! Come dimenticare infatti che l’iniziativa delle Alpi, accettata con chiarezza dal popolo, ha definito il tetto massimo di veicoli pesanti che possono attraversare le Alpi su strada a 650.000 veicoli pesanti ogni anno?
Ebbene nel 2024 hanno attraversato le Alpi su strada 960.000 automezzi pesanti con un aumento di 44.000 veicoli rispetto al 2023 (quindi 340.000 veicoli pesanti in più di quanto deciso dal popolo) e con la contemporanea diminuzione del trasporto su ferrovia dal 72 al 70,3% del traffico pesante complessivo.
Oggi FFS Cargo garantisce il trasporto di 25.000 veicoli pesanti. Con la chiusura dei terminali di Cadenazzo e Lugano una parte molto considerevole di questi veicoli tornerà sulla strada. A questo si aggiunge che parallelamente, sempre e solo per motivi finanziari, chiuderà alla fine del 2025 anche la ROLA, cioè l’autostrada viaggiante che trasporta alcune migliaia di veicoli pesanti e autisti attraverso le Alpi. Fatti due conti, insomma, ben più di 30.000 veicoli pesanti torneranno sulle strade della Svizzera italiana in modo credo di poter dire “pianificato”. Ad essi si aggiungeranno poi gli eventuali aumenti di veicoli pesanti su strada purtroppo regolarmente registrati negli ultimi anni!
Del resto, non stupisce che tutto questo avvenga in questo modo!
Come dimenticare le reazioni della destra politica e parlamentare (senza dimenticare quelle del Consiglio federale) dopo le denunce delle “Anziane per il clima” fatte proprie dalla sentenza della Corte europea per i diritti umani (CEDU) di Strasburgo? E cosa ci dobbiamo aspettare dopo la sentenza di fine luglio della Corte internazionale di Giustizia (CIG) in cui i giudici dell’Aia hanno sancito che il cambiamento climatico è una minaccia urgente e che gli Stati hanno obblighi giuridici di collaborare per ridurre le emissioni? Cosa farà la Confederazione che in materia ambientale generalmente fa capo alle cosiddette “soft laws”, cioè a raccomandazioni non vincolanti piuttosto che a divieti o vincoli chiari, aspetto su cui era stata richiamata e condannata proprio nella sentenza della CEDU?
La vicenda della chiusura dei terminali di FFS Cargo in Ticino (la regione con il maggior inquinamento ambientale di tutta la Svizzera!) ci dimostra che queste sentenze e gli obblighi sottoscritti dalla Svizzera sulla carta sono allo stato attuale, per il Consiglio federale e la maggioranza del parlamento, pura e semplice ARIA FRITTA!
Se non fosse così di fronte alla vicenda delle FFS Cargo sarebbe stato logico aspettarsi che si intervenisse in sostegno finanziario delle FFS Cargo per mantenere attivo un servizio che migliora senza ombra di dubbio la qualità dell’ambiente e diminuisce l’impatto sul nostro territorio del cambiamento climatico.
Ma voi avete visto muoversi il Consiglio federale, avete visto inalberarsi il Consigliere federale responsabile del dipartimento e cioè l’UDC Albert Rösti (che crediamo proprio si starà sfregando le mani gioioso per queste chiusure perché vanno nella direzione da lui auspicata di poter risparmiare per il servizio pubblico garantendo contemporaneamente maggiori entrate per la lobby dei trasportatori stradali)?
No evidentemente! Ed è una vergogna!
È un atto contrario, ancora una volta, ai principi fondanti della nostra società, è un atto contro la volontà popolare espressasi con l’accettazione dell’Iniziativa delle Alpi, è un atto che dimostra che la maggioranza politica in Svizzera non dà alcun valore al territorio alpino e alla necessità di proteggerlo, è un atto che irride e sbeffeggia letteralmente le sentenze internazionali e gli obblighi che da esse derivano per la Svizzera per garantire un reale e attivo rispetto dei diritti ambientali in Svizzera!
Per tutto questo la protesta popolare e di piazza dovrà essere forte, davvero forte grazie ad un’adesione massiccia alla manifestazione prevista per fine agosto nel Mendrisiotto. Esserci è un dovere civico!
Quella di FFS Cargo è una vicenda esemplare, che mette perfettamente in evidenza quale è il modo di operare di molte aziende, anche di quelle a partecipazione statale. La sciagurata decisione di chiudere otto terminali intermodali in Svizzera, di cui due in Ticino (Cadenazzo e Lugano Vedeggio) è il sogno di ogni giocatore di biliardo: colpire quattro biglie con un solo colpo, mandandole in buca.
Solo che qui non si tratta di stecca e gesso, ma di persone, lavoro e qualità della vita.
Primo colpo: direttamente ai posti di lavoro, quaranta in meno in Ticino. Con la promessa di non licenziare, ma con una riqualifica quasi obbligatoria nella Svizzera Tedesca. Facile dire che i lavoratori e le lavoratrici devono essere flessibili. Provate ad immaginarvi durante la vostra carriera professionale con una famiglia e magari un’ipoteca a carico e dover far armi e bagagli per andare ad abitare per esempio a Olten.
Secondo colpo: al futuro della formazione in Ticino per una professione (quella di macchinista specializzato) di qualità. Un invito, o meglio un obbligo, ad andarsene dal Ticino per seguire una formazione e trovare lavoro.
Terzo colpo: lo smantellamento del trasporto combinato significa automaticamente l’aumento del traffico pesante su gomma. FFS Cargo e la lobby del trasporto stradale, che si frega le mani, stanno dando un’altra picconata all’obiettivo dell’Iniziativa delle Alpi. I camion sono già in aumento, questa decisione potrebbe portare sulle strade ventimila mezzi pesanti più. Il Ticino ringrazia, si prepara a soffocare nei gas di scarico e negli ingorghi.
Ma c’è un quarto colpo e riguarda il servizio pubblico, sempre più a rischio e attaccato in ogni ambito. La logica di FFS Cargo (e sempre più anche quella delle FFS) è puramente mercantilista, perché non viene assimilata al servizio pubblico, nonostante abbia un compito che risponde a un mandato costituzionale. Risparmiare e tagliare ad ogni piè sospinto nel servizio pubblico significa peggiorare la qualità della vita delle persone, in modo diretto (posti di lavoro) e in modo indiretto (aumento del traffico pesante).
La protesta e la battaglia contro queste scelte assurde di FFS Cargo non devono essere patrimonio solo delle forze progressiste e dei sindacati, perché le conseguenze toccano tutta la popolazione. Sarà quindi bellissimo vedere alle 18 di venerdì 29 agosto alla stazione di Mendrisio gente di tutte le età e di tutte le categorie sociali per dire no allo smantellamento di FFS Cargo.
A tal fine è necessario gestire con cura le diverse interfacce in modo da potervi garantire un traffico merci continuo tra i porti del Mare del Nord, la Germania, la Svizzera e l’Italia.

FFS Cargo taglierà 65 posti di lavoro a tempo pieno nel trasporto merci. Due terzi delle soppressioni, una quarantina di posti, avverranno in Ticino, il restante terzo nella Svizzera tedesca. La causa, si legge in una nota diffusa martedì dalle Ferrovie federali svizzere, è in particolare da ricercare nell’attività deficitaria del trasporto combinato.
Le FFS abbandonano l’asse est-ovest nel traffico combinato, si legge in un comunicato odierno. Il collegamento attraverso le Alpi è mantenuto: fra Dietikon (ZH) e Stabio, i container saranno trasportati su rotaia. Prima e dopo questi terminal, andranno su strada.
La misura significa la chiusura di otto terminal a Basilea, Oensingen (SO), Gossau (SG), Widnau (SG), Renens (VD), St-Triphon (VD), Cadenazzo e Lugano. Il deficit del settore è di circa 12 milioni di franchi l’anno, per un fatturato di 18 milioni.
I tagli toccano il personale impiegato in locomotive, manovre e controlli tecnici. I licenziamenti resteranno eccezioni e si cercano mutazioni interne.
La “Rola” o “autostrada viaggiante” è un sistema di trasporto ferroviario che permette il trasporto di camion (trattore e rimorchio) su treni, mentre gli autisti viaggiano in vetture di accompagnamento. Il servizio, gestito da RAlpin, collega terminal autostradali e offre un’alternativa al trasporto esclusivamente su strada, soprattutto per l’attraversamento delle Alpi. Tuttavia, a causa di problemi economici e operativi, RAlpin ha deciso di sospendere il servizio Rola alla fine del 2025.

