Dopo mesi di voci di corridoio, susseguitesi insistentemente negli ambienti di sinistra britannici, il 4 luglio è finalmente arrivato l’annuncio tanto atteso: due “grandi ex” del Partito Laburista, il già leader Jeremy Corbyn e la parlamentare Zarah Sultana, starebbero per lanciare un nuovo partito di sinistra. La notizia ha tenuto banco tutta l’estate sui media britannici, ma il progetto resta avvolto da un’aura di mistero: manca un nome per la nuova formazione, manca una data per un congresso costitutivo, manca una bozza di piattaforma politica, mancano volti oltre a quelli dei fautori del progetto. Ad oggi, quest’ultimo esiste solo sotto forma di un sito web per raccogliere potenziali adesioni, con il nome temporaneo (quanto blando) di “Your Party”. A molti osservatori è parso sin da subito che Corbyn e Sultana non fossero esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. E infatti a metà settembre è arrivata la prima crisi tra i due leader, con tanto di accuse incrociate e minacce di adire a vie legali. L’allarme sembra nel frattempo essere rientrato, ma il nuovo partito riuscirà a decollare? E che rotta seguirà?

Il contesto sembra essere dei più favorevoli alla nascita di un partito di massa alla sinistra del Labour, in particolare vista la crescente disaffezione della base laburista nei confronti del leader Keir Starmer e della sua compagine di governo. Il premier britannico, eletto alla testa del partito su una piattaforma di continuità con il suo predecessore Corbyn, ha invertito la rotta non appena giunto al timone, con tanto di purghe contro la sinistra laburista, incluso lo stesso Corbyn. Arrivato al governo l’estate scorsa più per il crollo dei Conservatori che per meriti propri, in un anno il premier Starmer ha inanellato una serie di decisioni che gli hanno alienato la base del partito. La lista è lunga: mantenimento di politiche antisociali introdotte dai Tories, tagli alla socialità e al sistema di salute pubblica, marcia indietro sulle promesse di investimenti nelle energie rinnovabili e sostegno al nucleare, politica di riarmo, sospensione dei parlamentari laburisti critici con la sua linea, dura repressione delle manifestazioni di solidarietà con la Palestina, con tanto di esplicito rifiuto di riconoscere il genocidio in corso a Gaza e iscrizione del movimento nonviolento di disobbedienza civile Palestine Action sulla lista delle organizzazioni terroristiche (al pari di Al Qaida e l’ISIS), e da ultimo la nomina ad ambasciatore a Washington dello spin-doctor Peter Mandelson – consigliere di Tony Blair, sostenitore di Israele e caro amico del pedofilo Jeffrey Epstein. Ciliegina sulla torta: le dimissioni della vicepremier Angela Rayner, macchiatasi di magheggi legali per evitare di pagare decine di migliaia di sterline in tasse sull’acquisto del suo ultimo appartamento. I numeri parlano chiaro: i consensi del Partito Laburista sono scesi dal già magro 33,7% delle ultime elezioni generali al 20% dei più recenti sondaggi. L’esodo della base è stato massiccio e si è accelerato negli ultimi mesi: come riportato dalla BBC, il partito conta oggi circa 330’000 membri, contro i 530’000 sotto la guida di Corbyn nel 2019, e nel solo ultimo anno oltre il 10% dei tesserati ha lasciato il partito.

Insomma, a sinistra sembra esserci voglia di un’alternativa al Labour, e l’annuncio di Corbyn e Sultana ha infatti raccolto ampi consensi. Diversi gruppi della sinistra radicale si sono detti pronti a partecipare al progetto, inclusi i vari partitini della costellazione trotskista britannica e il Workers Party di George Galloway, e lo stesso hanno fatto i membri dell’alleanza parlamentare indipendente di Corbyn e i movimenti recentemente fondati da figure escluse dal Partito Laburista, come Majority, del popolare sindaco di Newcastle James Driscoll. Anche in ambito sindacale – tradizionale sostegno finanziario e organizzativo del Labour – molte voci si sono levate in favore di Corbyn e Sultana: come riportato dal Guardian, il tema è stato tra i più discussi nei corridoi dell’ultimo congresso del TUC (Trade Union Congress, equivalente britannico dell’Unione Sindacale Svizzera).

I (pochi) dati disponibili confermano questo entusiasmo. Nel giro di due mesi e mezzo, il sito di Your Party ha raccolto quasi 800’000 adesioni: se anche solo la metà di queste dovesse concretizzarsi in tesseramenti, il nuovo partito di Corbyn e Sultana avrebbe più aderenti del Partito Laburista. Un clamoroso sondaggio online organizzato a metà luglio dall’agenzia Find Out Now dava addirittura il nuovo partito – senza nome né piattaforma politica – al 15% delle intenzioni di voto, alla pari con i Laburisti.

Ma il progetto non decolla, e anzi in questi giorni è sembrato addirittura collassare. Sono mesi ormai che gli iscritti sulla piattaforma online di Your Party aspettano un annuncio concreto, ma si sono per ora dovuti accontentare della vaga promessa – reiterata recentemente da Sultana – di un congresso costitutivo “a metà autunno”. E proprio quando l’impazienza è iniziata a montare, Sultana ha lanciato su X una piattaforma di adesione parallela e a pagamento, che in poche ore avrebbe raccolto 20’000 adesioni. Corbyn ha però reagito subito prendendo le distanze da questa iniziativa e ha annunciato il ricorso ad una consulenza legale. Sultana, in tutta risposta, ha denunciato via social che Your Party sarebbe guidato da un “sexist boys’ club” e ha annunciato di aver contattato degli avvocati esperti in casi di diffamazione. I toni si sono smorzati in fretta e il 21 settembre i due hanno annunciato di essersi riconciliati, ma la telenovela ha sconcertato diversi sostenitori del progetto, rivelatosi più fragile del previsto. Il portale Novara Media, vicino a Corbyn, ha parlato senza troppi giri di parole di “implosione ingloriosa”.

A guadagnarci sono stati soprattutto i Verdi inglesi, che da inizio settembre sono guidati da Zack Polanski, plebiscitato a vastissima maggioranza su una piattaforma di sinistra radicale e populista: le adesioni al partito sono cresciute del 10% in un mese, con oltre 1’400 iscrizioni nelle 24 ore seguite alla crisi tra Corbyn e Sultana.

Commentando le tribolazioni di Your Party, molti giornalisti si son limitati ad evocare il banale cliché della sinistra litigiosa, incapace di definire una piattaforma comune e dilaniata da lotte fratricide. Ma i problemi del progetto di Corbyn e Sultana sono ben altri. A partire dal contesto istituzionale britannico, che rende molto difficile l’emergenza e il consolidarsi di alternative ai due principali partiti di governo, in particolare a causa del sistema elettorale – il famigerato quanto antidemocratico first-past-the-post, o sistema uninominale secco. Per incidere in sede istituzionale, il nuovo partito dovrà coordinarsi (o scontrarsi) con altre realtà come i Verdi, ormai intenzionati ad occupare lo stesso spazio politico.

Al di là di questi fattori esterni, i principali problemi però concernono i limiti del progetto stesso, in particolare l’assenza di una piattaforma politica e di una struttura organizzativa chiara. Per affermarsi come un’alternativa credibile, il nuovo partito di Corbyn e Sultana necessita urgentemente di una piattaforma che vada al di là di ambizioni elettoralistiche legate alla congiuntura politica, che sappia coniugare un progetto aggregativo di lungo termine con rivendicazioni immediate. Elemento che al momento sembra mancare completamente a Your Party, il cui unico obiettivo dichiarato è di insidiare il Partito Laburista in sede elettorale. Anche in Ticino ne sappiamo qualcosa: la parabola del ForumAlternativo mostra tutti i limiti di una prospettiva così limitata. Anche il Forum era nato per unire le forze alternative al PS e dare maggiore slancio alla sinistra ticinese. Ma in assenza di un progetto politico di lungo termine che aggregasse al di là di un’ipotetica unione della sinistra alternativa, si è sgretolato di fronte alle prime, inevitabili difficoltà poste dalla necessità di prendere decisioni che trascendevano quell’obiettivo.

Al contempo, il nuovo partito deve darsi urgentemente un’organizzazione chiara e trasparente, dove i ruoli e le conseguenti responsabilità siano ben definiti – condizione fondamentale per incidere nel dibattito politico. Più una struttura organizzativa è fluida, minore il suo progetto politico è efficace. La crisi in cui è (temporaneamente?) sprofondato il collettivo guidato da Corbyn e Sultana nasce proprio dalla sua ambiguità organizzativa: chi è legittimato a prendere decisioni sul futuro partito in assenza di uno statuto e una struttura definiti? Nell’era della politica ultra-personalizzata e della militanza da social network, un quadro organizzativo chiaro è fondamentale non solo per incidere nel mondo reale, off-line, ma anche per evitare derive personalistiche e opachi accentramenti di potere. A maggior ragione se al vertice si devono conciliare due profili così diversi: Corbyn, il socialista maturato nella Nuova sinistra degli anni ’70, e Sultana, la millenial divenuta celebre grazie ai social, paladina liberal dell’identity politics cresciuta nelle fila dei Giovani Laburisti. Come sottolineato da Craig Gent, ricercatore alla London School of Economics e già collaboratore di Novara Media, il problema principale del primo “corbynismo” era stato l’incapacità di trasformare la mobilitazione in organizzazione, la mailing-list in movimento. E a giudicare da quanto visto sin qui, nessuna delle persone implicate nel progetto Corbyn 2.0 sembra aver imparato la lezione.

Per entrambi questi aspetti, il progetto di Corbyn e Sultana si discosta in modo importante dai due esempi presentati nella rubrica “Sinistra radicale in Europa” di questi Quaderni. Il contrasto è particolarmente marcato con il Partito del lavoro del Belgio: l’europarlamentare marxista Marc Botenga, nella sua intervista del Quaderno 55, sottolineava giustamente che senza una visione politica e soprattutto senza organizzazione non si va lontano. E l’importanza dell’organizzazione non è certo una scoperta recente: era una delle principali preoccupazioni di Marx ed Engels, e forse la più importante delle lezioni di Lenin. Non per niente, altre formazioni britanniche che si rifanno a quell’esperienza, come il CPGB-ML e il CPB (per quanto marginali e a tratti autoreferenziali), hanno accolto Your Party con scetticismo.

Cosa aspettarsi, insomma, dal progetto di nuovo partito di sinistra di Corbyn e Sultana? Le premesse non sono buone – e lo scrive qualcuno che nel 2018, vivendo nel Regno Unito, aveva aderito al Partito Laburista per sostenere il progetto di Corbyn. L’impressione è che i due stiano perdendo il treno: la fine di settembre è un momento cardine del calendario politico britannico, segnato dai congressi annuali dei principali partiti, altamente mediatizzati, nei quali vengono presentati i programmi per l’anno a venire e che stimolano solitamente la militanza. Per lanciare con successo il loro nuovo partito, Corbyn e Sultana avrebbero dovuto organizzare la propria conferenza costitutiva in questo periodo così sensibile, magari giocando d’anticipo sulla conferenza del Partito Laburista. E invece, al momento di scrivere questo articolo, a ridosso dell’evento laburista di fine settembre, non ci sono ancora annunci all’orizzonte: Sultana ha invitato i propri sostenitori ad avere pazienza. I numerosi entusiasti del progetto saranno senz’altro in grado di aspettare, ma la politica non perdona chi non sa cogliere l’attimo. Più l’attuale situazione fluida si protrae, più i grossi limiti elencati sopra rischiano di diventare un fardello insostenibile, minore sarà la probabilità che un tale progetto si concretizzi. E anche se il partito dovesse finalmente nascere, esso rischia di andare incontro ad un destino amaro se non si doterà di un progetto che superi l’obiettivo immediato di costituire un’alternativa ai Laburisti. Il futuro ci dirà se le chiacchiere estive sul progetto di Corbyn e Sultana sono state much ado about nothing *.

 


* Molto rumore per nulla, W. Shakespeare (1598).