Partiamo dalla tua interessante intervista al Corriere del Ticino (05.08.2025 “Noi siamo pronti a un muro antifuoco con il PS”): sbaglio o questa proposta riprende un po’ quella dei Fronti popolari negli anni 30 del secolo scorso contro l’avanzare del fascismo?

Si e no. I Fronti popolari degli anni ’30 evocano sia la lotta contro il fascismo sia importanti conquiste sociali. Ma il contesto era molto diverso: allora il movimento operaio, nelle sue espressioni politiche, associative e sindacali, era al suo apice. Costituiva una vera e propria “società nella società”, con sindacati e partiti radicati nei luoghi di lavoro, giornali, scuole, cooperative e società ricreative. Nelle aree urbane i partiti di sinistra erano maggioritari e amministravano città e regioni. L’idea di poter passare, tramite riforme o rivoluzione, a una società liberata dai meccanismi di mercato era condivisa da una parte importante dei salariati. Inoltre, l’Unione Sovietica appariva a milioni di lavoratori come la realizzazione del socialismo. Il fascismo, sostenuto dal grande capitale, fu la risposta per contenere questa forza.

Oggi, invece, la sinistra politica e sindacale è estremamente debole e non fa più paura a nessuno. L’aggressività del capitalismo deriva da una crisi strutturale profonda: non riuscendo più a crescere, per mantenere i profitti deve comprimere il cosiddetto “capitale umano” e distruggere i concorrenti. L’incapacità della sinistra di offrire risposte spinge una parte dei salariati verso la destra e i fascisti, con le loro false promesse rassicuranti.

Nonostante ciò, vi sono esperienze in controtendenza. In Francia il movimento sindacale resiste, e proprio in queste settimane il paese è attraversato da grandi mobilitazioni e scioperi. Ciò dimostra che si può reagire agli attacchi padronali ed essere un’alternativa all’estrema destra. Anche in Germania, all’inizio dell’anno, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato contro il tentativo di sdoganare i fascisti dell’AfD, dando vita alla cosiddetta Brandmauer (“muro antifuoco”). Queste resistenze hanno alimentato i successi elettorali di Die Linke e del Nuovo Fronte Popolare, in particolare di France Insoumise.


Nella tua citata intervista tu parli di un documento che avete fatto avere già nel mese di maggio al PS e ai Verdi “Per una sinistra più coesa in questo contesto politico e sociale difficile”. Cosa proponevate in questo documento? Dai Verdi mi pare che non siano arrivati sinora segnali. Nell’intervista dici che il PS avrebbe risposto entro fine agosto: è arrivata questa risposta?

Il nostro testo (Costruire un fronte unitario di opposizione sociale e politica) cerca di sintetizzare quanto ho indicato nella precedente risposta. La sinistra, nelle sue diverse sfaccettature, è in difficoltà. La destra avanza come un rullo compressore e guadagna alle sue idee, ai suoi valori settori sempre più ampi di salariati e di popolazione. L’abbiamo rivolto anche al movimento sindacale e tutte le associazioni della sinistra con le quali condividiamo valori comuni. 

È però possibile invertire marcia e riuscire ad apparire noi come coloro che possono dar delle risposte ai vari problemi concreti con cui la popolazione è confrontata: dal lavoro, al potere d’acquisto, alla parità di genere, alla formazione, all’ambiente, alla salute, alla guerra e tanto altro. E di conseguenza guadagnarli anche ai nostri valori e alla nostra prospettiva di un cambiamento radicale. Per far questo crediamo che bisogna far fronte comune in discontinuità con i metodi usati e con gli orientamenti difesi finora. Per essere più precisi: non possiamo essere ed apparire come coloro che approvano e sostengono le politiche d’austerità portate avanti delle attuali maggioranze politiche e che fanno delle proposte solo se sono “compatibili” con sistema.

Per esemplificare ritorno sull’iniziativa del PS per un premio massimo del 10% del reddito. Si tratta di un’iniziativa politica che parte da un problema reale che affligge e schiaccia la maggioranza della popolazione. Dei premi di cassa malati improponibili che di fatto ostacolano l’accesso alla salute per molte e molti. L’iniziativa dà una risposta concreta, precisa e credibile agli occhi della popolazione. Essa permette inoltre di porre da un lato la necessità di un’alternativa al sistema attuale, che vada al di là del mercato e delle sue leggi; dall’altro permette di porre la necessità di una redistribuzione della ricchezza (dibattito che è sorto attraverso la discussione sul finanziamento).

Verosimilmente il PS, nel lanciare questa iniziativa, non pensava che marginalmente a questi due aspetti, ma la rivendicazione ha imposto di fatto questa discussione. Ha mostrato come la risposta a questioni concrete che deve affrontare la popolazione sarà possibile solo mettendo in discussione gli equilibri e le compatibilità politiche, economiche, sociali e fiscali con il sistema.

È su questi temi che abbiamo condotto la nostra campagna di sostegno all’iniziativa del PS.

Indipendentemente dal risultato del voto (non ancora conosciuto al momento in cui rispondo alle domande) questa iniziativa è un esempio del tipo di rivendicazioni e campagne che la sinistra deve portare avanti. E qui si inserisce anche il ruolo che devono svolgere le personalità della sinistra ed i rappresentanti negli esecutivi. Sostenere e usare la loro autorevolezza e legittimità per rafforzare le nostre proposte o privilegiare il loro “ruolo istituzionale” e mettere i bastoni tra le ruote?

Accanto a queste campagne politiche vi sono anche esempi di mobilitazione sindacale. Penso qui alla battaglia che ErreDiPi ha portato avanti a difesa delle pensioni nel settore pubblico. Nell’arco di due anni un collettivo molto orizzontale e pluralista di dipendenti pubblici e docenti è riuscito a costruirsi e sviluppare una mobilitazione che ha coinvolto migliaia di dipendenti pubblici contro la riduzione delle rendite pensionistiche e che è pure riuscita a vincere la votazione popolare. E dulcis in fundo nel rinnovo per il consiglio d’amministrazione della cassa pensione ha stravinto ottenendo 3 seggi su 5

Sono queste le tematiche che dobbiamo discutere a sinistra: come fare per resistere all’attacco portato avanti dai borghesi e dai loro partiti e, quando possibile, sferrare delle controffensive cosi da spostare le linee del fronte.

Per quanto riguarda le risposte da parte di Verdi e PS: da agosto le cose si sono mosse…. Con i co-presidenti dei Verdi e del PS ci siamo incontrati e stiamo cercando di gettare le basi per lanciare la discussione.


Sempre in questa intervista tu dici che “con il PS non abbiamo alcun problema”. A me questo non sembra corrispondere alla realtà. Ti ricordo quando p. es. per le ultime elezioni federali vi avevamo proposto una lista comune, congiunta tecnicamente con quella del PS, per non perdere la possibilità di mantenere o guadagnare il seggio. Per voi questa (la congiunzione tecnica delle liste) era una linea rossa che non vi sentivate di superare. La situazione, pensando anche alle prossime elezioni federali del 2027, è ora invece diversa? Linea quindi più morbida verso il PS?

Il PSS è un partito che, per proprio scelta, fa parte in posizione minoritaria di un governo di destra come è quello svizzero. Un governo che propone e pratica politiche neoliberali. I ministri del PSS non solo hanno sempre difeso questi programmi, ma – spesso – hanno anche svolto un ruolo decisivo affinché alcune scelte regressive passassero il voto popolare (ad esempio la votazione per l’aumento dell’età AVS per le donne o il voto recente su EFAS). E anche su questioni etiche di fondo – penso a quanto sta succedendo a Gaza – il loro silenzio è imbarazzante (non c’è solo Cassis in governo).

Per chi va a votare, una congiunzione è di fatto un’alleanza, anche se definita “tecnica”: è quindi comprensibile che per una forza politica che si pone all’opposizione non possa entrare in linea di conto. Altra cosa, in parte, sono i governi cantonali nei quali i rappresentanti della sinistra entrano di fatto automaticamente in base alla forza elettorale dei loro partiti.

La discussione che va condotta è quella della politica che conducono questi rappresentanti. Le stesse considerazioni valgono anche per gli esecutivi delle principali città. Purtroppo anche qui, molto spesso, si assumono i punti di vista delle maggioranze borghesi e si rinuncia ad esprimere un proprio orientamento che corrisponde ai programmi dei partiti che li hanno eletti. La recente sortita di Mario Branda sulla iniziativa delle casse malati illustra molto bene tutto ciò. 


Nella tua intervista parli anche del fatto che il PS potrebbe fare critica di opposizione, pur essendo al governo. Una posizione che noi del Forum sosteniamo da sempre, definendola come quella del “doppio binario”. Effettivamente, come abbiamo descritto nell’editoriale dell’ultimo Quaderno (Q56), il problema irrisolto per il PS è quello di evitare di seguire alla cieca la linea della “governabilità über alles”. Pensi che nel PS ci siano forze sufficienti per una simile svolta?

Partirei nel dire che con gli attuali rapporti di forza la sinistra nelle istituzioni, esecutivi o legislativi, è in minoranza. Le scelte politiche sono fatte dagli altri. Noi dobbiamo usare la nostra presenza nelle istituzioni per costruire e stimolare l’organizzazione di resistenze e rivendicazioni nella società e sui posti di lavoro. Ciò non significa che non bisogna far proposte a livello istituzionale. Da anni l’ MPS in Gran Consiglio è il partito che in termini assoluti fa più proposte. Ed alcune volte riusciamo pure a farle passare. Ad esempio nel corso dell’ultima seduta di Gran Consiglio siamo dovuti intervenire noi (e Maddalena Ermotti del Centro), con un emendamento per cancellare il divieto alla nomina dei docenti occupati meno del 50%. Ciò detto non so se vi siano nel PS delle forze sufficienti per una politica di questo tipo. La vostra esperienza trentennale di “doppio binario” non mi pare si stata finora produttiva per modificare la politica del PS nelle istituzioni e fuori. Ciò che noi vorremo riuscire a fare, con la nostra proposta di fronte unico è che si discuta di cosa deve e come deve fare la sinistra. Poi spetterà al PS ed ai suoi militanti decidere la linea.


Proponete una grande alleanza anti-estrema destra, ciò che presuppone una forte volontà di cooperare. Al di là delle vostre analisi sull’attuale evoluzione del capitalismo e sulla situazione politica generale, spesso condivise da buona parte della Sinistra (da noi del FA anche), molti vi rimproverano però difficoltà nel cooperare a causa di una vostra tendenza ad imporre tempi e contenuti. Cosa rispondi?

È vero, è un rimprovero che ci viene fatto. In verità, ci viene fatto soprattutto dai dirigenti delle altre organizzazioni politiche e molto meno dalle basi di questi partiti che, al contrario, hanno ammirazione per la nostra tenacia e il nostro attivismo. A nostra “discolpa”, posso dire che come militanti del MPS intendiamo la politica come militanza attiva. Forse è anche dovuto al fatto che siamo un po’ impazienti… abbiamo sempre timore che il “popolo di sinistra” perda delle occasioni per lanciare delle controffensive, per cercare di creare mobilitazione e lotte che possano permettere delle esperienze a militanti e alle militanti attivi/e nei sindacati e nei movimenti sociali.