Nel cuore dell’Impero, con il secondo mandato di Donald Trump, la democrazia Usa si è tinta di mimetico. 

Gli Stati Uniti, che secondo la propria retorica ufficiale, si sono sempre dipinti come la patria della libertà, stanno vedendo Trump passare dalle parole ai fatti, e che nessuno sembra potersi opporre al suo programma: ha il controllo del Congresso, della Corte Suprema dove c’è una maggioranza ultra conservatrice scelta da lui, e il partito Repubblicano sembra essere scomparso, inglobato dal movimento Maga, Make America Great Again.

Il processo di militarizzazione degli spazi urbani è iniziato a giugno, con l’invio della Guardia Nazionale a Los Angeles, nonostante il parere contrario del governatore della California e della sindaca, segnando un’accelerazione violenta e spettacolare, con implicazioni profonde per la tenuta democratica del Paese.

L’invio della Guardia Nazionale a Washington DC, e la minaccia di farlo praticamente in tutte le città a guida democratica, stanno completando il quadro di un’occupazione militare ed ideologica annunciata.

Già durante il suo primo mandato Trump, per giustificare l’impiego della Guardia Nazionale, aveva descritto gli Stati Uniti come in preda al caos e all’anarchia, a causa degli scontri e delle proteste scoppiate dopo l’omicidio di George Floyd nel 2020. In risposta The Donald aveva reagito non con il dialogo o le riforme, ma con la repressione.

In quell’occasione la Casa Bianca era stata temporaneamente trasformata in una cittadella fortificata e, in uno degli episodi più emblematici, Trump aveva ordinato lo sgombero violento di un gruppo di manifestanti pacifici, per potersi fare una foto, Bibbia (capovolta) in mano, davanti a una chiesa. Quel gesto è diventato il simbolo di una presidenza che aveva scelto l’estetica della forza militare come strumento politico.

In questo secondo mandato in cui il tycoon ha carta bianca, la svolta militarizzante è ancora più aggressiva.
Trump è tornato a cavalcare la retorica della “legge e ordine”, ma stavolta con un piano che porta la militarizzazione della sicurezza urbana a un nuovo livello.

Nel Progetto 2025, il programma politico lanciato nel 2022 dalla Heritage Foundation, in think tank di stampo conservatore che mira a consolidare il potere esecutivo a favore di politiche di destra, e che è una specie di manuale a cui si attiene Trump, il piano è chiaro.

Si propone di aumentare il potere del presidente sulla Guardia Nazionale utilizzando l’Insurrection Act, una legge del 1807, che consente al presidente di impiegare l’esercito per reprimere disordini interni, o per far rispettare le leggi federali in uno Stato quando le autorità locali non sono in grado di farlo.

Le azioni dell’amministrazione Trump sono in linea con gli obiettivi del Progetto 2025, e già durante la campagna presidenziale il tycoon aveva annunciato l’intenzione di schierare la Guardia Nazionale nelle città americane anche senza il consenso dei governatori statali, per contrastare quella che definisce una “criminalità fuori controllo”.

Il piano prevede il dispiegamento dell’esercito nei centri urbani dove, secondo Trump, “i Democratici hanno perso il controllo”, con riferimento diretto a grandi città come Chicago, Filadelfia, Los Angeles e New York. Affermazioni che non sono sostenute da nessun dato reale, solo da una narrazione securitaria, costruita per fomentare paura e divisione.

Trump descrive le città incriminate come “zone di guerra” in mano alla criminalità e ad ondate di immigrazione fuori controllo, ma dietro la retorica si cela una strategia precisa: trasformare il controllo dell’ordine pubblico in uno strumento politico. Il nemico non è il crimine, ma ogni forma di dissenso, protesta o opposizione.

Dopo Los Angeles, tutto ciò è stato ancora più visibile con l’invio delle truppe a Washington DC.

La differenza principale tra Washington DC e le altre città Usa, in questo contesto, riguarda il suo status giuridico e amministrativo.

Washington D.C. (Distretto di Columbia) non è uno Stato, ma un distretto federale sotto la giurisdizione diretta del governo degli Stati Uniti, per cui non ha un governatore statale.

L’autorità locale principale è il sindaco, ma il Congresso degli Stati Uniti ha poteri supremi su molte questioni locali.

Il Presidente, poi, ha il potere diretto per schierare la Guardia Nazionale nel distretto senza bisogno del permesso del sindaco, la Guardia Nazionale di Washington è sotto il comando del Dipartimento della Difesa, e non del governatore statale, come avviene normalmente.

A Washington DC il presidente, se vuole, può dettare legge.

Da quando Donald Trump ha chiesto l’intervento della Guardia Nazionale a Washington DC, arrivando in città in treno la prima cosa che si nota è il gruppo di 3 o 4 militari che si aggirano per la stazione. Questa stessa scena di vede ripetuta nelle metropolitane, belle zone turistiche lungo il Mall, nei pacifico quartieri di Georgetown e di Dupont Circle. Tutte aree che non sono ne’ pericolose ne’ violente.

Molti di loro sono giovani, vengono da altri Stati, spesso è la prima volta che si trovano in una grande città,

Dopo un paio di settimane i militari della Guardia Nazionale sono stati armati: il loro compito dovrebbe essere quello di supportare le forze dell’ordine locali, in realtà non hanno un ruolo definito per cui sono stati messi a svolgere compiti come il ritiro dei rifiuti e il riordinamento degli spazi verdi.

Che l’invio della Guardia Nazionale a Washington abbia un uso più propagandistico che altro, non rende l’operazione meno sinistra.

Ad agosto il Dipartimento dei Trasporti ha annunciato l’intenzione di riprendere la gestione della Union Station di Washington, uno dei più grandi snodi ferroviari del Paese, e ora, in base a un nuovo accordo tra la compagnia ferroviaria statunitense Amtrak, la Union Station Redevelopment Corporation e la Federal Railroad Administration, il governo federale assumerà il controllo della stazione, compiendo un passo decisivo verso il controllo dei trasporti su rotaia. Una mossa perfetta per poter inviare velocemente l’esercito da uno Strato all’altro.

Dopo Washington Trump ha cercato di ripetere l’ope‌ra‌zio‌ne a Chicago dove si è scontrato con l’opposizione ferma e rumorosa non solo dei cittadini ma anche del sindaco Brandon Johnson e del governatore dell’Illinois JB Pritzker, entrambi democratici.

È qui le cose cambiano

La Guardia Nazionale dell’Illinois è sotto il controllo del governatore dello Stato, e non del presidente, che non può inviare direttamente la Guardia Nazionale nelle città senza l’approvazione del governatore e senza scomodare l’Insurrection Act.

A Chicago non sta accadendo niente che lo giustifichi e il braccio di ferro è diventato sempre più confrontativo.

Trump continua a minacciare questa mossa ma di fatto non l’ha ancora fatta, e nel suo mirino è entrata Memphis, città democratica nel super repubblicano Tennessee.

Anche qui il dispiegamento delle truppe è stato annunciato, ma la data non è ancora stata fissata.

Il progetto ha creato un insieme di critiche, con il sindaco democratico Paul Young, che ha dichiarato di non volere l’intervento della Guardia Nazionale e di non credere che il suo dispiegamento sia la soluzione giusta per combattere la criminalità, mentre il governatore repubblicano del Tennessee Bill Lee sostiene l’iniziativa,

La polizia e i dipartimenti dello sceriffo delle contee vicine, intanto, si stanno paradossalmente preparando a un potenziale aumento della criminalità dovuto alla maggiore presenza di forze dell’ordine a Memphis.

Negli Stati Uniti la sicurezza pubblica è tradizionalmente competenza degli Stati e delle amministrazioni locali, il tentativo di Trump di aggirare i governatori e usare la Guardia Nazionale come strumento presidenziale solleva gravi preoccupazioni costituzionali. È un attacco al federalismo, ma anche a un principio fondamentale della democrazia americana: il limite al potere esecutivo.

Molti giuristi e osservatori hanno già lanciato l’allarme: autorizzare il presidente a mandare truppe armate nelle città, contro la volontà degli Stati o delle città stesse, rischia di aprire una crisi istituzionale senza precedenti.

Tutto questo Trump lo aveva promesso già durante la campagna elettorale e il messaggio è chiaro: Trump non vuole riformare il sistema giudiziario o le politiche migratorie, intende trasformare la presidenza in una piattaforma di potere centralizzato, dove la forza militare può essere usata per reprimere conflitti sociali, movimenti civili, opposizioni locali.

La presenza della Guardia Nazionale per le strade, anche se è più di parata che altro, non è una risposta al disagio sociale, alla povertà, alla disuguaglianza, ma un modo per nasconderli, soffocarli, reprimerli.

Trump promette ordine, ma ciò che porta è paura, e lo fa principalmente nella comunità dei migranti senza documenti atteaverso il braccio armato dell’Immigration and Customs Enforcement, Ice.

Le sue attività non sono di propaganda, ma includono violazioni sistematiche dei diritti civili, condizioni disumane nei centri di detenzione e una militarizzazione del controllo migratorio che colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, e che non indietreggia quando si tratta di arrestare politici democratici locali, come è accaduto già troppe volte, quando questi manifestano in favore dei migranti

L’Ice è ancora più pericolosa perché gli agenti non sono riconoscibili: non hanno simboli, le loro macchine e furgoni sono senza targhe, non hanno numeri identificativi e agiscono a volto coperto usando maschere e passamontagna.

La giustificazione ufficiale del governo è che questa è una misura volta a proteggere gli agenti dalla diffusione di fotografie e video che li metterebbero in pericolo.

Come ha dichiarato al New York Times il politologo Steven Levitsky, “i regimi più forti e sicuri delle loro istituzioni raramente mascherano le proprie forze di polizia o l’esercito. In questo, la Cina è un esempio di trasparenza, per eccesso di autorità, si intende. Mostrare i volti degli agenti che operano sul campo è un modo come un altro, forse più potente e diretto di altri, per dimostrare la legittimità delle azioni e delle decisioni del governo e dei vertici militari. Il travisamento, al contrario, più che una dimostrazione di legittimità è una dimostrazione di forza”.