L’esercito svizzero è collassato. È un dato di fatto. La politica fa fatica a capirlo, o meglio, lo capisce, ma cerca di nasconderlo e di nascondersi. Se ne sono andati la capa del Dipartimento Viola Amherd, il capo dell’esercito Thomas Süssli, il comandante delle forze aeree Peter Merz, il direttore dei servizi informativi Christian Dussey e il responsabile del Programma Air2030 Darko Savic. Quattro su cinque in qualche modo responsabili della “truffa” (Carlo Sommaruga) o del “pasticcio” (Fabio Regazzi) dei caccia F-35, e anche del deleterio acquisto dei droni catorci di Netanyahu: “I topi lasciano la nave” ha commentato acutamente Carlo Sommaruga, consigliere agli Stati socialista.

Di fronte a una situazione così scandalosa ci si dovrebbe attendere che il Parlamento istituisca una commissione d’inchiesta, come avvenne in passato in casi simili. Invece no, anzi, peggio, il Parlamento decide di attaccare il servizio civile, unica perla nel torbido mare grigioverde.

Ogni anno circa 11 mila soldati lasciano l’esercito prima di aver adempiuto il proprio obbligo di prestare servizio. Consiglio federale e maggioranza del Parlamento si preoccupano per questa fuga e quindi hanno varato una nuova legge che renderà più arduo il passaggio al servizio civile. Però è falso che il numero dei soldati sia insufficiente. Infatti i membri dell’esercito erano 146’974 secondo il censimento del 2024, mentre la legge prevede un effettivo massimo di 140 mila uomini e donne.

 


No alla vita militare

Uno studio curato dall’Aggruppamento Difesa, in collaborazione con l’Ufficio federale del servizio civile, ha valutato alla fine dello scorso anno i motivi che, oltre al conflitto di coscienza, portano le persone a passare al servizio civile.

Rispetto al servizio civile, – spiega lo studio – un impiego nell’esercito è percepito come meno utile. Solo il 48% dei civilisti ritiene che il servizio militare offra attività interessanti. Ed è questo il motivo principale, oltre al conflitto di coscienza, per chiedere di passare al servizio civile. Oltre due terzi dei militari intervistati e più del 95% dei civilisti ritiene invece che il servizio civile e le sue attività siano utili.

Altro aspetto da non sottovalutare è che oltre la metà dei civilisti con esperienza in ambito militare ha avuto difficoltà con lo stile di condotta e le strutture gerarchiche e ha avuto esperienze di servizio negative. Lo stress psicologico durante la scuola reclute è troppo elevato e in molti hanno dichiarato di aver subito discriminazioni. Parte degli intervistati ha considerato poco sensati e poco appropriati i contenuti e la metodologia dell’istruzione nell’esercito.

I ventenni assoggettati all’obbligo di prestare servizio militare sono piuttosto critici. Lo rivela anche la SonntagsZeitung, secondo cui la cultura militare è molto distante dal modo di pensare della Generazione Z. Elias, 21 anni, racconta al giornale la sua esperienza: “Eseguire gli ordini e basta”, “senza senso”, “ordini privi di logica. La nostra generazione cerca un significato nelle cose ed è abituata a pensare in modo autonomo. Ma alle forze armate questo non interessa, vogliono solo che tu esegua gli ordini”.

Lo spirito bellicista che si aggira per l’Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina non condiziona tutti i giovani: molti rimangono critici nei confronti del servizio militare, che viene percepito come una sequenza di “attività inutili, punizioni arbitrarie e gerarchie opprimenti”. La guerra in Ucraina ha reso più concreta la prospettiva di un conflitto, sottolinea la SonntagsZeitung. Elias descrive le esercitazioni di tiro in cui si insegna a colpire prima le gambe, poi la testa: “Ti rendi conto che il tuo compito è uccidere. È durissimo”.

Sempre alla fine dello scorso anno, uno studio del Dipartimento della difesa ha rivelato che quasi il 50% degli intervistati è stato vittima di discriminazioni di genere e di violenza sessualizzata. L’81% ha subito commenti e battute sessiste. 


Esercito inutile e incapace

Sull’inutilità dell’esercito basta ascoltare quanto dicono i giovani, soprattutto studenti, alle prese con i corsi di ripetizione. Sono parcheggiati in qualche caserma per tre settimane a girarsi i pollici, ma portano a casa un po’ di soldi per andare in vacanza. Oppure, altri giovani scelgono la carriera militare, ma solo per un paio di anni, per raggrannellare il denaro necessario per continuare gli studi.

Molti giovani scappano dall’esercito ma chi pensa di abolirlo rimane una minoranza ristretta. 

Il Dipartimento della Difesa sta attraversando una crisi grave. Una débâcle enorme, un macigno che rotola su Palazzo federale, ma la politica non sembra accorgersene. Viola Amherd è stata ancora osannata al congresso nazionale del suo partito, l’Alleanza del Centro. Pappa e ciccia, tarallucci e vino, poi ci si lamenta della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni. Così il 61% degli svizzeri non ha fiducia, o ne ha poca, nei confronti del Consiglio federale in merito al dossier F-35 e il 67% ritiene necessaria una commissione d’inchiesta parlamentare per chiarire lo scandalo dei costi. Lo rivela il quotidiano romando Le Temps, che ha organizzato un sondaggio in tema.

Intanto l’esercito riceve miliardi di franchi senza sapere come usarli, perché i gallonati grigioverdi non hanno ancora spiegato quali sono gli obiettivi strategici: “C’è una lista dei desideri, ma per stabilire priorità occorre una strategia” ha detto la deputata socialista Priska Seiler Graf. Finora, l’unica strategia dichiarata con la guerra in Ucraina in corso, dal quasi generale Süssli, rimane la lapidaria: “in caso di aggressione dopo quindici giorni il nostro esercito è liquidato e dobbiamo appoggiarci alla NATO”. Il suo successore, Benedikt Roos, ha già confermato la dipendenza della Svizzera dall’Unione europea (uguale NATO) in campo militare.


Boicottare l’attacco al servizio civile

In questo contesto cosa pensa di fare il Consiglio federale? Propone di rendere più difficile il passaggio al servizio civile: invece di migliorare le condizioni dell’esercito, pieno di lacune, si colpisce l’unica cosa che funziona bene e che è riconosciuta positivamente dalla maggioranza dei cittadini!

A metà giugno il Consiglio nazionale ha approvato una revisione legislativa che rende più difficile l’accesso al servizio civile, con 119 voti favorevoli, 73 contrari e un’astensione. Il Consiglio degli Stati ha confermato la decisione il 24 settembre. La sinistra rosso verde e i verdi liberali si sono opposti. Nel 2023 le domande per il servizio civile sono state 6’754, 666 in più rispetto al 2019. Positivo il fatto che il tempo di guerra non condizioni la scelta dei civilisti. La legge rivista prevede alcune misure restrittive e penalizzanti: l’obbligo di impegnarsi per almeno 150 giorni, l’applicazione del fattore 1,5 nel calcolo dei giorni di servizio rimanenti, anche per ufficiali e sottufficiali. Inoltre, i membri dell’esercito che hanno completato tutti i giorni di servizio obbligatorio non potranno accedere al servizio civile, per evitare (udite, udite!) l’elusione del tiro obbligatorio. Invece di permettere a un soldato in regola con l’obbligo militare di poter essere utile nelle case per anziani o in altre attività di cura o di servizio pubblico, il Parlamento lo manda a bruciare inutilmente munizioni.

Ultima perla è la proposta di reintrodurre l’esame di coscienza, abolito nel 2009, per chi sceglie il servizio civile. Chi ha frequentato questi esami li descrive come “un’inquisizione” ridicola. Si chiedeva ai candidati civilisti se non avessero mai litigato con il fratello o la sorella e se fossero pronti a prendere sberle senza reagire in nome della non violenza.
Gerhardt Andrey dei Verdi ha affermato che limitare l’accesso al servizio civile lede la libertà di coscienza prevista dalla Costituzione.

Secondo un sondaggio dell’Ufficio del servizio civile, svolto l’anno scorso, al quale hanno risposto 1700 istituti d’impiego, risulta che il 98% si dichiara piuttosto soddisfatto o molto soddisfatto delle prestazioni dei civilisti e il 97% è soddisfatto o molto soddisfatto del loro comportamento. L’attività dei civilisti è quindi utile e necessaria. Vengono impiegati perlopiù in settori di interesse pubblico come la protezione dell’ambiente e della natura e l’ambito sociosanitario o, ancora, con programmi di cooperazione allo sviluppo all’estero, per esempio con AMCA, l’Associazione per l’aiuto Medico al Centro America.

La riforma che mira a indebolire il servizio civile deve essere boicottata. I Giovani Verdi hanno già annunciato un referendum contro la nuova legge.

In ogni caso, se l’accesso al servizio civile diventasse più difficoltoso, i nostri giovani potrebbero disertare, per esempio facendosi scartare, rendendosi inabili o inidonei al servizio.