Il cancelliere Scholz, dopo le recenti scoppole elettorali, in un paese in preda ad una grave crisi economica provocata dalla politica neoliberale del suo governo, cerca di recuperare popolarità lanciandosi in una campagna antimigranti, che non dispiace neanche all’estrema destra di AfD.
E questo dopo che con un investimento di oltre 100 miliardi ha rilanciato la produzione bellica tedesca: una decisione che, visti i trascorsi 
germanici, non può non preoccuparci seriamente.

A Parigi Macron ha perso sonoramente le elezioni, nonostante che la sinistra, per evitare possibili affermazioni dell’estrema destra, gli abbia regalato una trentina di seggi, ritirando i suoi candidati in altrettante circoscrizioni. Nonostante queste rinunce, il Nouveau Front populaire (NFP) si è piazzato al primo posto ed avrebbe quindi avuto diritto al primo ministro. Macron, con il tacito assenso di Marine Le Pen, ha invece scelto un gollista di destra, che ha formato un governo pieno di personaggi reazionari. Con questa mossa, Macron, da sempre un buon allievo di Goldman and Sachs, ha confermato quella che è una legge storica mai smentita, e cioè che nei momenti di crisi, dovendo scegliere tra una sinistra anche solo un po’ radicale ed un’alleanza con forze fascisteggianti, il grande capitale sempre decide a favore di quest’ultime. Qualcosa di simile, anche se per ora in modo meno eclatante, sta avvenendo a Bruxelles, dove la nuova versione della Commissione diretta dalla von der Leyen è nettamente spostata a destra rispetto alla precedente. Anche qui non mancano i sempre più frequenti ammiccamenti alla destra neofascista.

A Roma la Meloni, punta in modo sempre più deciso verso un premierato di tipo autoritario e nel frattempo in parlamento fa discutere leggi che renderebbero passibili di carcere molte manifestazioni pubbliche di dissenso.
Ma anche a Berna la destra non scherza. Viola Amherd punta verso la NATO, il Consiglio Nazionale aggiunge altri quattro miliardi alle spese militari, sfruttando l’imperante isteria bellicista, mentre Karin Keller-Sutter a sua volta ne approfitta per lanciare un piano di risparmi da quasi cinque miliardi, che fa perno su una serie di misure fortemente antisociali. Forse da noi però, grazie ai meccanismi della democrazia diretta, abbiamo qualche anticorpo in più da opporre a questa follia. Delle tre ultime votazioni popolari importanti (13 esima AVS, pensioni, premi di cassa malati), due le abbiamo vinte e bene. Diamoci quindi ulteriormente da fare per ampliare l’opposizione ai piani della destra padronale. Abbiamo dimostrato che almeno da noi possiamo arginare questa mareggiata reazionaria.