Un progetto d’integrazione abitativa sbagliato

Con una Lettera Aperta del 6 agosto 2024, Mendrisiotto Regione Aperta (MRA) si è opposta all’idea del Consiglio di Stato di alloggiare 150 migranti (50 famiglie) nel quartiere di Via Soldini a Chiasso perché si tratta di un progetto improvvisato, calato dall’alto e che risponde unicamente al criterio dell’offerta di appartamenti a buon mercato. 
La politica migratoria è un compito statale di centrale importanza che deve considerare molteplici aspetti:

  • concertazione e cooperazione, aperta e trasparente, di tutti i livelli istituzionali e delle parti sociali;
  • un’analisi del contesto socio-economico: offerta di servizi sociali (asili nido, mense pubbliche), spazi e infrastrutture pubbliche (palestre, società sportive), società socioculturali (offerta di lezioni della lingua italiana, civica, storia), formazione professionale, servizi scolastici, pre-asilo, offerta di alloggi a buon mercato, offerte di lavoro, lavori di pubblica utilità, posti per apprendistato, ecc.;
  • uno studio con la consulenza di esperti in sociologia urbana, pianificazione e sviluppo urbano, migrazione e integrazione.

Con questa presa di posizione MRA sembrerebbe aver sovvertito un sistema di principi secondo cui le associazioni di volontariato volte all’accoglienza sarebbero sempre e comunque a favore di qualsiasi proposta d’integrazione abitativa a favore dei migranti. Nel caso specifico riteniamo fondamentale valutare le condizioni oggettive, considerare i problemi, far emergere eventuali contraddizioni, mantenendo un occhio di particolare riguardo sulla qualità di vita cui gli ospiti vanno incontro. In altre parole abbiamo evitato un approccio ideologico. Una posizione che si distanzia in tutto da quelle analogamente negative, ma dettate da chiusure di principio, pregiudizi xenofobi e razzisti, e incentrate su ipotetici disagi che ricadrebbero sulla popolazione locale.

La concentrazione di tante persone con diverse storie di sofferenza e di marginalità, in spazi ridotti e privi d’infrastrutture e servizi adeguati, porta raramente a degli sbocchi positivi. Al contrario, potrebbero nascere episodi negativi che rafforzerebbero le opinioni di chi invoca severità, limitazione e fa leva sulla paura dello straniero.

Per uno sviluppo integrato dei quartieri

Il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, dei gruppi d’interesse e dei cittadini è indispensabile per affrontare i problemi, valutare le risorse al fine di migliorare la qualità di vita e favorire l’integrazione dei migranti.

I fattori decisivi che possono determinare una buona integrazione economica, culturale e sociale, sono l’accesso e la partecipazione alla scuola, alla formazione, al mercato del lavoro e dell’alloggio, i trasporti pubblici, la qualità dello spazio pubblico, le occasioni di relazione e interazione, sport e tempo libero, l’offerta socio-culturale, la possibilità di partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. La qualità dei servizi d’accoglienza e la scuola svolgono un ruolo fondamentale per l’integrazione sociale e culturale dei bambini e dei giovani con un passato migratorio. Sono istituzioni sociali che necessitano misure di sostegno se accolgono una quota elevata di questi giovani e bambini.

La politica migratoria segregata in una zona d’ombra

Il servizio giornalistico di Falò, trasmesso dalla RSI il 10 settembre 2024, ha il merito di svelare alla popolazione le condizioni di vita nei centri per richiedenti l’asilo di competenza cantonale: circa 900 persone, di cui 200 minorenni non accompagnati (MNA), sono accolti in 24 strutture suddivise in centri per adulti e famiglie, centri per MNA e pensioni-alloggio.

L’inchiesta giornalistica ha evidenziato le difficoltà e/o l’incapacità del nostro governo di dialogare con le parti sociali al fine di programmare una pianificazione condivisa della redistribuzione equa dei richiedenti l’asilo nel territorio della Città Ticino. La chiusura dei 300 posti d’emergenza per richiedenti l’asilo di Chiasso, concordata dal 31 dicembre 2023, e l’inadempienza del Consiglio di Stato che non ha ancora trovato un’alternativa logistica, può dar luogo a più interpretazioni: difficoltà concrete, imperizia dei governanti o scelta politica di lasciare le cose come stanno pur di non scontentare il proprio elettorato di riferimento? I passi incerti e contraddittori del CdS non aiutano a sciogliere i dubbi.

I tagli e le conseguenze nel settore della migrazione

Le decisioni politiche della maggioranza del Gran Consiglio in materia di politica migratoria incidono in modo pesante sulle condizioni di vita dei richiedenti l’asilo accolti in Ticino. Nel 2023 la maggioranza di destra del nostro parlamento ha varato misure di risparmio del 15% sul personale addetto alla presa in carico di adulti e famiglie. Nel 2024 è seguita la riduzione del personale educativo e il non adeguamento dello stesso rispetto all’aumento dei richiedenti l’asilo MNA collocati nei foyer. Questo è il contingente del personale di cura, educativo e socio- assistenziale previsto nel mandato di prestazione fra Cantone e Croce Rossa sezione Sottoceneri: 1 psicologo per 300 persone fra adulti e famiglie; 1 operatore sociale ogni 37 richiedenti si è ridotto a 1 ogni 59 persone.

Il disagio e la sofferenza psicologica

A detta di Nicoletta Aloisio, del SMP-OSC di Mendrisio, (…) sono numerosi i MNA che soffrono di disturbi da sindrome post traumatica (torture, maltrattamenti, abbandoni, ecc.). Un disagio pregresso che rende difficoltoso il percorso di adattamento e integrazione (…).
Debora Bianchini Fersini, Direttrice Croce Rossa (…) fra i MNA circa il 35% soffre di un problema dovuto al trauma del viaggio (…).

Negli scorsi anni in Ticino sono avvenuti tre suicidi nell’arco di un anno fra i richiedenti l’asilo maggiorenni, l’ultimo nel 2023: un vent’enne afgano si è tolto la vita nel centro di Cadro gestito dalla Croce Rossa.

Il modello di presa in carico attuato nel Canton Vaud

Nel Canton Vaud la presa in carico psicologica di ogni richiedente l’asilo MNA avviene d’ufficio. Un approccio diverso rispetto al Ticino, che si basa sulla cura ma soprattutto sulla prevenzione. A ogni arrivo di un giovane migrante è automaticamente informato il servizio psicosociale del CHUV che programma una prima visita entro un mese dal suo arrivo. Un intervento proattivo: è il personale curante che va verso il giovane. Un primo risultato positivo: dal 2019 non ci sono stati suicidi.

Aprire un dibattito sulla politica migratoria

È necessario aprire un dibattito trasparente sulla politica migratoria in atto nel Cantone. Serve un confronto pubblico sulla complessità, le preoccupazioni, le contraddizioni e gli interessi per realizzare una politica di sviluppo integrato della Città Ticino. Il CdS ha la responsabilità di procedere con sollecitudine in questa direzione per evitare di confinare i migranti in una pericolosa zona d’ombra.