Bellinzona, città della Svizzera italiana, si trova di fronte a una sfida urbanistica significativa con l’introduzione della “Quinta Generazione” del Programma d’Agglomerato. Questo piano ambizioso, sebbene ambisca a trasformare l’attuale aggregazione di borghi e villaggi in una città vera e propria, sembra mancare di una visione coerente e unitaria. La cosiddetta “Grande Bellinzona” non è ancora una città nel senso pieno del termine, ma piuttosto un mosaico di nuclei urbani e rurali, circondato da una periferia caotica che riflette l’inefficienza della pianificazione urbana contemporanea.

Negli ultimi decenni, l’immagine di una “casa con giardino” ha spinto la popolazione verso la dispersione abitativa, con conseguenze disastrose sul piano economico, sociale e ambientale. La crescita incontrollata ha portato alla proliferazione di abitazioni isolate, richiedendo chilometri di infrastrutture e aumentando il numero di automobili per famiglia. Questo fenomeno, cominciato dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha trasformato l’urbanizzazione in un processo costoso e inefficiente.

Il Piano Regolatore degli anni ’60 tentò di arginare il disordine urbanistico, ma i risultati furono limitati a regolazioni superficiali delle altezze degli edifici e alla frammentazione delle proprietà fondiarie. Questo ha alimentato l’espansione incontrollata delle aree edificabili e contribuito alla nascita di quella che oggi è definita “periferia cancerogena”. Questa periferia, caratterizzata da una parcellizzazione arbitraria e normative edilizie obsolete, rappresenta un errore di pianificazione che ha compromesso l’armonia del paesaggio urbano e rurale.

Il Programma d’Agglomerato, incentrato sulla Quinta Generazione, sembra non avere una visione unitaria, proponendo interventi disgiunti che riflettono una logica consumistica piuttosto che una pianificazione sostenibile e integrata. La pianificazione centripeta, che punta a concentrare abitanti e attività in aree strategiche ben collegate, è l’approccio ideale per affrontare questa crisi. Tuttavia, il progetto attuale non sembra adottare le regole urbanistiche storiche che hanno dimostrato la loro efficacia nel garantire uno sviluppo equilibrato e funzionale delle città.

Nel contesto della mobilità, è urgente ripensare la gestione del traffico e la pianificazione delle strade. L’attuale configurazione della strada Cantonale e delle altre arterie cittadine richiede interventi per migliorare la vivibilità degli spazi pubblici e promuovere una mobilità più sostenibile. La proposta di ridurre la velocità e favorire il trasporto pubblico e la mobilità dolce, come pedoni e ciclisti, rappresenta una direzione positiva, ma richiede una pianificazione più coerente e integrata.

In conclusione, il Programma d’Agglomerato del Bellinzonese di Quinta Generazione sembra mancare di una visione organica e lungimirante. Le proposte attuali rischiano di perpetuare i difetti della pianificazione passata piuttosto che risolverli. Per trasformare Bellinzona in una vera città del futuro, è fondamentale adottare un approccio più razionale e sostenibile, capace di unire efficacemente le esigenze urbane e rurali in un progetto coeso e ben progettato.

 

* Lorenza Röhrenbach, Consigliera comunale (FA Bellinzona)