FC: È da un po’ che quest’iniziativa (vedi testo nel quadratino) turba le notti della sinistra, in quanto è partita fondamentalmente dalla destra UDC, ma da subito p. es. in Ticino il PC ha raccolto le firme. Attualmente a nord delle Alpi si è costituito un comitato rosso-verde a sostegno di quest’iniziativa. L’idea di questo dibattito è nata dopo che il comitato centrale del Partito Svizzero del Lavoro (POP) a maggioranza qualificata ha deciso di schierarsi per l’iniziativa. So che questa decisione ha creato un po’ di mal di pancia ad alcuni intellettuali del POP. Vediamo dunque…

GC: Sì, il dibattito è stato intenso e la decisione non è stata tanto presa su considerazioni ideologiche, ma piuttosto in riferimento al contesto storico attuale, dove abbiamo un avvicinamento costante del nostro paese alla NATO, che secondo noi rappresenta la principale minaccia sul piano globale. Quest’iniziativa, al di là delle ragioni che possono spingere la borghesia a sostenerla, mette un freno a questo ulteriore ed importante avvicinamento. L’iniziativa inoltre, anche se in modo non troppo esplicito, è contraria alla politica delle sanzioni, che ultimamente hanno colpito dapprima Cuba e Venezuela, ed ora la Russia e la Bielorussia. Sappiamo che queste hanno poi delle ricadute negative soprattutto sui nostri lavoratori: basta vedere come la crisi economica tedesca, che la stanno pagando i lavoratori, è in gran parte il risultato di queste sanzioni.

FB: La questione della NATO non è per niente una novità: dai documenti, ora desegretati, del 1956 sappiamo che la Svizzera vi era legata mani e piedi. Non vedo quindi perché introdurre ora nella costituzione questo concetto, che come hai riconosciuto anche tu, è un valore utilizzato dalla borghesia e soprattutto dal grande capitale bancario. Non vedo proprio quale sia l’interesse dei lavoratori ad avere questo concetto iscritto nella costituzione. Inoltre mi preoccupa il fatto che viene iscritta una neutralità “permanente e armata”, quando buona parte della sinistra si è sempre battuta per l’abolizione dell’esercito. Oltretutto il testo, parlando che si può buttare a mare la neutralità in caso di atti preparatori in vista di un’aggressione, dà adito ad ogni possibile manipolazione, di cui i poteri dominanti fanno grande uso in queste situazioni. Per me la neutralità è sempre stata qualcosa che ha permesso alla borghesia di fare affari sporchi con l’uno o con l’altro, a seconda del momento.

GC: L’abolizione dell’esercito non è mai stata inserita nel programma del nostro partito: pensiamo che un paese che non ha esercito, può diventare facilmente succube di altre potenze. La situazione odierna è ben diversa da quella del 1956: da una parte abbiamo una tendenza al multipolarismo, d’altra parte a livello globale la dominazione statunitense sta calando, ma ciò crea una situazione forse ancora più pericolosa ed è perciò che siamo convinti che la minaccia principale per noi non sia la Russia. È questa situazione che in fondo ha riportato la guerra in Europa. Ci va anche bene che ci sia quel paragrafo che ci permette alleanze, qualora ci fosse l’imminenza di un attacco: ci mancherebbe!

FB: Però come diceva l’ultimo capo dell’esercito “resisteremmo due settimane”, forse tre se spendiamo altri 40 miliardi…

GC: All’attacco della Russia.

FB: No, di chiunque. Ma anche per ragioni personali non posso accettare d’iscrivere nella costituzione un valore che secondo me non è di sinistra. Mio nonno, che da comunista è andato a combattere i fascisti in Spagna, al suo rientro è stato condannato ai lavori forzati: si rivolterebbe nella tomba a sapere che ora dei comunisti propongono d’iscrivere nella nostra costituzione il diritto alla neutralità permanente ed armata, noi che siamo per l’internazionalismo. 
Gli ultimi sondaggi danno che l’80-90% degli Svizzeri sono contrari all’avvicinamento alla NATO: potremmo quindi facilmente opporci, senza per questo iscrivere nella costituzione un valore che è soprattutto nell’interesse della borghesia elvetica.


FC:
La neutralità dovrebbe rimanere quindi anche se l’Europa diventasse socialista? E viste le scappatoie previste, non è che quest’iniziativa sia un po’ la foglia di fico propugnata dai sovranisti dell’UDC per investire ancora più massicciamente in armi?

GC: Il nostro partito già 70 anni fa si era schierato per la neutralità, cacciando addirittura il proprio presidente, che era il mitico Léon Nicole, che voleva in realtà un’adesione alla linea sovietica. Certo, la neutralità è contestuale al momento storico, ma oggi non posso sapere quale sarà la situazione in futuro. Per il momento la paura più grande è quella di essere attirati in guerre, visto il contesto geopolitico sempre più pericoloso. È vero: nel passato eravamo vicini alla NATO, ma questo era un po’ sottotraccia. Ora sta diventando molto più evidente. Può darsi che, se avessimo scritto noi il testo dell’iniziativa, questo sarebbe stato un po’ diverso: ma al momento attuale non vedo altra possibilità per opporci concretamente a quest’evoluzione.

FB: Io non vedo proprio la necessità di fare questa battaglia politica per ancorare questo concetto nella costituzione. Io non ho nessun dubbio sui compagni del POP del Ticino perché li conosco personalmente per il loro impegno concreto per le classi lavoratrici. Però vedo come molto pericoloso il marciare insieme a rosso-bruni, negazionisti e chi ne ha più ne metta: è un terreno molto scivoloso, c’è un grande rischio di confondersi le idee e da lì il passaggio a posizioni sovraniste è molto facile.

GC: Lo so che non parli del POP, ma stiamo parlando di una forza di sinistra all’interno della Svizzera che è un paese che si ritrova all’interno del blocco imperialista. E se è vero che il sovranismo è dietro la porta, il tema della sovranità è un tema che appartiene alla sinistra: venendo dall’Argentina e riferendomi all’autodeterminazione dei popoli, oggi molto importante, non posso che battermi contro l’imperialismo.

FB: Non c’è un solo imperialismo: ed il Donbass è lì a dimostrarcelo. La guerra lì è tornata, come ci insegna il marxismo, perché si lotta per accaparrarsi le risorse minerali di cui la zona è ricca. Identico discorso sulla lotta nel controllo dell’intera Ucraina, alla cui base vi è il dominio sulle terre rare. Non è una lotta tra chi difende la “libertà occidentale” o le “minoranze russe”. Alla base del conflitto vi è sempre la natura economica finalizzata agli interessi geopolitici.


FC:
Se oggi dovessimo votare per entrare nella NATO o essere neutrali, anch’io voterei per la neutralità. Metterla però nella costituzione come armata e permanente…

GC: Permanente, perché la Svizzera così potrà continuare ad offrire buoni uffici da mediatrice nei vari conflitti geopolitici. Oltretutto dovremmo approfondire la discussione, che sta dividendo anche i movimenti comunisti attualmente, sui vari imperialismi in questo mondo multipolare. Secondo me attualmente il blocco imperialista dominante, quello che investe più in armi e che guida l’economia mondiale è quello degli Stati Uniti: questo è quindi il nemico principale del momento.

FB: Se penso ai popoli oppressi, troverei che anche quello russo in Siria si è dato da fare per sostenere un certo tipo di regime dittatoriale, che ha oppresso vari popoli e causato centinaia di migliaia di morti.

GC: Sì, però i più grandi massacri degli ultimi decenni sono stati perpetrati dagli Stati Uniti.

FB: Ma non è una gara tra chi fa peggio…

GC: Certo, non è una gara, ma dobbiamo capire qual è la minaccia concreta più grande ora. Inoltre nel Donbass inizialmente era una guerra di resistenza contro il dominio della NATO.

FB: La motivazione è puramente economica, data la ricchezza in minerali del Donbass. Ora ci sono i minatori che stanno estraendo i minerali per gli oligarchi russi. Cos’è cambiato per loro? Niente, muoiono di fame e continuano a lavorare in condizioni paurose. Se prima lo facevano per degli oligarchi ucraini, ora lo fanno per degli oligarchi russi. Da una prospettiva di sinistra anti imperialista, non è cambiato nulla, le loro condizioni materiali ed oggettive di sfruttamento sono rimaste identiche.

GC: Non sto dicendo che bisogna schierarsi per l’uno o per l’altro, mi riferisco al fatto del multipolarismo odierno… Invece della Russia, prendo l’esempio della Cina, che in realtà ha aiutato tanti paesi ad uscire dalla povertà.

FB: La Cina è stata più furba. Non occupa militarmente, utilizza l’arma nel commercio e non la pistola. Non ha senso schierarsi a favore di uno o l’altro tipo di imperialismo finalizzato a depredare territori o popoli che si vogliono sottomettere. Internazionalismo vuol dire schierarsi dalla parte dei popoli e non dei padroni dei popoli che siano russi, cinesi o altro.

GC: Per cui io però ora torno al punto principale: cioè che, se non fermiamo la NATO in Svizzera oggi, questo vuol dire mandare i nostri giovani in guerra prossimamente. Anche perché non penso che si possano mettere esattamente sullo stesso piano i vari imperialismi.

FB: Siamo d’accordo che a livello planetario l’imperialismo americano sia ancora quello dominante, ma non si possono chiudere gli occhi su altri soggetti imperialisti in lotta tra loro. Non vedo perché, come uomo di sinistra internazionalista e difensore della classe operaia, debba schierarmi nel dover scegliere tra il male minore o peggiore. È un gioco pericoloso, giocato su un terreno estremamente scivoloso. Sposare la tesi del grande capitale elvetico farcita di sovranismo identitario, trovo sia scioccante visto da sinistra, perché la neutralità resta uno strumento in mano al grande capitale.

GC: Penso, comunque, che attualmente ci sia una contraddizione all’interno del fronte borghese, dove una parte della borghesia difende la neutralità per poter commerciare con tutti, mentre un’altra è disposta a cedere il controllo della nostra economia alle forze dominanti, soprattutto ai grossi gruppi economici statunitensi. Questa può essere una ragione per schierarsi e non rimanere in posizioni di dire non scelgo nessun campo.


FC:
Il segnale che volete dare è sicuramente positivo, ma chiaramente a long jeu quest’iniziativa va ben al di là del segnale.

GC: Ma è evidente che in questa battaglia portiamo come centro il valore della neutralità…

FB: È proprio questo il problema. In qualsiasi contesto, la borghesia elvetica sceglierà il cavallo vincente, dando al concetto di neutralità il senso che più le conviene. Ripeto, ad esser pericoloso è schierarsi con una borghesia nazionale sovranista che non rappresenta i valori della sinistra, ma persegue esclusivamente i propri interessi.


FC:
Grazie mille per l’interessante dibattito.

Salvaguardia della neutralità svizzera (iniziativa sulla neutralità)

La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata. La Svizzera non aderisce ad alleanze militari o difensive. È fatta salva una collaborazione con tali alleanze in caso di aggressione militare diretta contro la Svizzera o in caso di atti preparatori in vista di una simile aggressione.

La Svizzera non partecipa a scontri militari tra Stati terzi e non adotta neanche misure coercitive non militari nei confronti di Stati belligeranti. Sono fatti salvi gli obblighi verso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e i provvedimenti volti a impedire l’elusione delle misure coercitive non militari adottate da altri Stati. La Svizzera si avvale della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice.