Lugano di problemi irrisolti ne ha diversi, ma uno è diventato particolarmente acuto senza che l’amministrazione cittadina se ne interessi: abitare in città a prezzi ragionevoli.

Via alle Vigne a Pregassona, via Borromini o via Besso nel quartiere omonimo, via Motta e via Frasca nel centro città, sono solo alcuni esempi di casi di disdette-vendita emersi recentemente nella cronaca locale. Nemmeno il caso più eclatante riguardante il migliaio di concittadini del rione popolare di Vergiò a Breganzona, ha smosso l’autorità cittadina nell’attivarsi. Cittadini obbligati a dover scegliere se comperare l’appartamento in cui vivevano per anni o andarsene. Data la loro condizione economica, la scelta obbligata si è imposta sulla gran parte dei residenti.

La tecnica adottata dall’acquirente, il gruppo Monopoly nel caso di Breganzona e Pregassona, è semplice. Basta avere i soldi. Si comprano dei palazzi a reddito costruiti decine di anni fa e oggi piuttosto malmessi, li si spacchetta virtualmente trasformando gli appartamenti in affitto in proprietà per piani per poi rivenderli singolarmente. Inizialmente li si propone a condizioni vantaggiose a chi ci abita da anni, se non decenni. Lo sconto non è una regalia, ma un risparmio sulle risorse impiegate nel trovare dei nuovi acquirenti. Se gli ex inquilini rifiutano non avendo i mezzi economici o troppo anziani per diventar proprietari o per mille altri motivi, i loro appartamenti finiranno sul mercato a prezzi più elevati. Il margine di guadagno è molto alto, a fronte di investimenti contenuti in ristrutturazioni minimaliste. Le costose ristrutturazioni, ormai necessarie per i vetusti immobili, saranno a carico dei nuovi proprietari per piani dei palazzi. L’affare è dunque quasi tutto per chi gestisce l’operazione di spacchettamento, il cui profitto si aggira tra il 20 e il 25% dell’investimento.

Nel caso di Vergiò, i finanziatori di questa operazione sono persone del territorio. Azionista di maggioranza con 425 azioni, la Suncross SAGL, riferibile a Dario Colombo, CEO di Colombo Wealth, una storica società luganese di gestione patrimoniale e family office con filiali a Zurigo e Ginevra. Secondo azionista per importanza con 350 azioni, una società riconducibile al gruppo Monopoly, la Property, rappresentata da Luca Beltrami, un trentenne ticinese ufficialmente residente nel Canton Uri. Un centinaio di azioni invece le detiene la DV Duval SAGL rappresentata dal commercialista immobiliare luganese Duilio Benigna, mentre settantacinque azioni sono in mano alla società FINMO di Stefano Mosconi, comproprietario dell’impresa italiana di tendaggi Arquati. Infine, una cinquantina d’azioni appartengono ad Alessandro Martinelli, avvocato e notaio luganese. Meno chiara la provenienza dei capitali. Forse i soggetti agiscono per conto di clienti, di cui è impossibile sapere l’identità. Ad ogni modo, il loro agire (tutto a norma di legge), ha sconvolto la vita degli abitanti del quartiere breganzonese, la cui gran parte appartiene al ceto medio basso. 

Una sorta di lotta di classe tra la Lugano benestante contro la Lugano popolare. Come accennato, la piaga delle disdette vendita di palazzi costruiti diversi decenni di anni fa, sta facendo vittime in tutti i quartieri popolari luganesi nell’indifferenza dei responsabili politici cittadini. Il risultato è una città che si svuota, anche nell’anima, costringendo i suoi abitanti a cercare casa ad affitti sostenibili fuori dal tessuto urbano o in altri centri ticinesi.

Nei quartieri luganesi è in corso un lento processo di gentrificazione col proliferare di offerte di appartamenti ad alto standing. Ad esso si accompagna l’esplosione di appartamenti trasformati in soggiorni turistici per brevi periodi (modello Aibnb, per intendersi), che investe in molti casi interi palazzi residenziali nei diversi quartieri. Tutto ciò sta spingendo verso l’alto le pigioni, diventate spesso inaccessibili alla popolazione locale. Alla classe politica maggioritaria luganese, tutto ciò non interessa. La fede assoluta nel libero mercato non concepisce interventi pubblici nella politica dell’alloggio.

Nel caso di Breganzona, come suggerito da un’interrogazione dei gruppi di sinistra e verdi, per evitare la speculazione sulla pelle dei residenti, il Municipio avrebbe potuto imporre un Piano urbanistico comunale, bloccando così l’operazione immobiliare che interessa un migliaio di cittadini. Un’eresia per la dottrina secolare luganese al potere e un pericoloso precedente contro la libertà economica.

Il Municipio non si è preso nemmeno la briga di rispondervi a sei mesi di distanza. Quando la città avrà espulso le persone comuni e vi rimarrà solo qualche riccone londinese sempre pronto a scappare alla prima offerta che gli arriverà per non pagare le tasse, qualcuno forse aprirà gli occhi. Non quelli dei politici, ormai accecati dalla fede ideologica. Perché sebbene quattro luganesi su dieci non possano votare sull’uso delle tasse comunali da loro pagate, il restante che potrebbe farlo dovrebbe interrogarsi perché la maggioranza degli elettori insiste nell’eleggere dei mala-amministratori comunali. Certo, le responsabilità son diffuse. Ma non si può dar sempre la colpa agli altri. Senza attivarsi, organizzarsi e ribellarsi, non possiamo dirci assolti, perché siamo pur sempre coinvolti.