Dopo l’intervista al co-presidente della Linke tedesca nell’ultimo numero dei Quaderni,stavolta pubblichiamo un’intervista con Marc Botenga, eurodeputato del PTB (Partito del Lavoro del Belgio) che dopo aver riorientato la sua strategia politica sta avendo grossi successi. È nostra intenzione continuare con interviste ed informazioni sui movimenti europei della sinistra radicale che stanno avendo più successo. Abbiamo tutti molto da imparare da loro.
Potresti riassumere per i nostri lettori quali sono stati, recentemente, i principali successi elettorali del PTB (Partito del Lavoro del Belgio) e anche i suoi successi nell’ambito extraparlamentare?
Il PTB ha registrato una crescita elettorale significativa negli ultimi anni, comprese le recenti elezioni del giugno 2024. A livello federale abbiamo ottenuto il 10% dei voti, aumentando la nostra rappresentanza da 12 a 15 seggi nel Parlamento federale e diventando il quarto partito più grande del Belgio. A livello regionale, abbiamo ottenuto risultati rilevanti: a Bruxelles abbiamo raggiunto il 20,9% dei voti, con un aumento del 7,4%, assicurandoci 16 seggi; nelle Fiandre abbiamo più che raddoppiato i nostri seggi nel Parlamento fiammingo, passando da 4 a 9; in Vallonia abbiamo consolidato una solida presenza con 8 rappresentanti nel Parlamento vallone. Nelle elezioni comunali dell’ottobre 2024 abbiamo aumentato il numero dei nostri consiglieri comunali da 169 a 258, con un incremento del 50%.
Particolarmente importante per noi è stato il consolidamento nelle regioni industriali: il partito ha ottenuto risultati significativi nelle aree industriali tradizionali, come l’asse La Louvière–Charleroi–Liegi, e ha esteso la sua influenza nelle zone industriali tra Anversa e Bruxelles, nonché nei comuni operai del Limburgo.
Certo, attraverso queste campagne elettorali, il PTB ha ampliato la sua influenza in tutto il Paese. Ma questi risultati elettorali non sono l’essenziale per noi. Queste vittorie riflettono il crescente sostegno popolare al nostro partito e l’aumento del numero di iscritti. Si basano su un lavoro quotidiano di organizzazione e mobilitazione, con gruppi di base nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Le vittorie che otteniamo, infatti, sono il frutto di campagne concrete che partono dalle piazze: dalla riduzione dell’IVA sull’energia a un fondo d’emergenza per la sanità, sono conquiste ottenute grazie a mobilitazioni e campagne sostenute.
Questo è forse il nostro successo più importante al di fuori del Parlamento: costruire una base di sostegno forte, attiva e dedicata, che difenda la nostra visione del mondo e contribuisca a diffondere il nostro messaggio all’interno delle comunità.
Siete uno dei pochi esempi in Europa occidentale in cui un partito radicale di sinistra ottiene successi importanti e sembra radicarsi nella popolazione. Questo smentisce la narrazione della destra, secondo cui non c’è più spazio per una sinistra radicale. Puoi spiegarci come siete arrivati a questi risultati?
Il successo del PTB si basa su un riorientamento del nostro approccio, mirato a radicarci sempre di più nella realtà quotidiana della classe lavoratrice belga. Le nostre iniziative, come “Medicina per il popolo” – una rete di cliniche che offrono assistenza sanitaria di base gratuita sono sempre state esempi dell’impegno del nostro partito per un attivismo pratico e locale, in linea con la nostra visione politica più ampia (in questo caso, per un’assistenza sanitaria migliore e più accessibile).
Dopo la crisi finanziaria del 2008 e il nostro Congresso di rinnovamento dello stesso anno, abbiamo intrapreso un cambiamento radicale: parlare meno alla gente e di più con la gente, abbandonando un certo settarismo del passato, senza però rinunciare ai principi. Siamo un partito non solo di parole e slogan, ma anche d’azione. Ciò ha portato a un aumento significativo degli iscritti, alla conquista di seggi elettivi e a un reale sostegno popolare.
Non ci limitiamo a partecipare al dibattito: lo creiamo. Sui privilegi, ad esempio, che allontanano i parlamentari dalla realtà dei lavoratori. I nostri parlamentari rifiutano questi privilegi – per esempio, proponiamo che gli stipendi dei deputati europei non superino quelli di un lavoratore medio. Ma anche campagne come la promozione del trasporto pubblico gratuito o l’introduzione di una tassa sui milionari hanno contribuito a spostare a sinistra l’intero dibattito politico.
La nostra combinazione di politica basata su principi, con una bussola chiara, e un’organizzazione dal basso ci ha aiutato non solo a crescere elettoralmente, ma anche a cambiare il panorama politico del Belgio e a costruire una base solida e in crescita a sostegno della nostra visione del mondo.
Nel nostro ultimo editoriale, intitolato “L’Europa marziale, una bomba antisociale”, sosteniamo che l’aumento delle spese per il riarmo porterà inevitabilmente a tagli sul piano sociale. Questo colpirà ulteriormente le fasce più vulnerabili, esponendole alla propaganda dell’estrema destra. Sei d’accordo con questa analisi?
Purtroppo sì. Da anni ci ripetono che non ci sono soldi per salari, pensioni, trasporti, scuola e sanità… e poi trovano 800 miliardi per la guerra? La prima domanda da porsi è: come mai, pur spendendo già tre volte più della Russia come Unione Europea, non saremmo in grado di difenderci? Abbiamo molti più carri armati, aerei da caccia e unità navali. Spendiamo più dell’India, del Sudafrica, del Brasile, ecc. O c’è una grave incompetenza nella gestione di queste risorse, oppure ci stanno mentendo: queste armi servono ad altro, forse a interventi militari all’estero sotto il segno dell’imperialismo europeo?
La Commissione europea aveva promesso che la cooperazione militare avrebbe fatto risparmiare. In realtà vediamo solo aumenti per la spesa bellica e tagli per il sociale. In Belgio, per esempio, l’attuale governo punta a destinare il 2% del PIL alla difesa entro il 2029. Questo aumento rappresenta 17,2 miliardi di euro, considerando che oggi spendiamo l’1,3%. Allo stesso tempo, sono stati annunciati tagli alla spesa pubblica per 23 miliardi di euro.
La Commissione è disposta ad abbandonare le regole fiscali, come il Patto di stabilità, per finanziare la spesa militare a vantaggio di multinazionali già ultra-profitti. Ma ritiene impossibile fare lo stesso per investire nei servizi pubblici in crisi e promuovere la convergenza sociale. Le infrastrutture pubbliche – trasporti, sanità, istruzione – hanno urgente bisogno di fondi. Il cambiamento climatico resta la principale minaccia, ma i programmi per l’energia verde sono trascurati.
C’è chi dice: “almeno crea lavoro”. Ma i dati mostrano che il settore civile genera molta più occupazione e valore aggiunto. In Germania, nel 2022, l’industria bellica impiegava 387.000 persone; lo stesso anno, l’automotive ne impiegava il doppio, generando dieci volte il valore economico. Oltre a vincolare competenze in un settore dipendente dalla guerra, la spesa militare non crea nemmeno tanta ricchezza.
Intanto, mentre si spendono miliardi per l’industria bellica, i lavoratori europei aspettano treni in ritardo per andare a lavorare, ore nei pronto soccorso per vedere un medico, e ricevono pensioni insufficienti dopo una vita di fatica.
Siamo preoccupati del fatto che questo piano di riarmo si concentri in particolare sulla Germania. La storia dovrebbe insegnare qualcosa. A noi una Germania riarmata fino ai denti fa quasi più paura della Russia. Condividi questa preoccupazione?
Non credo sia utile alimentare una gara a “chi fa più paura”. La Russia è uno Stato in guerra, ha invaso l’Ucraina e dispone dell’arma nucleare. Tuttavia, è vero che il programma europeo di riarmo è tutt’altro che “europeo”. Guardando al finanziamento, sembra piuttosto un insieme di programmi nazionali. I Paesi possono deviare dalle regole di austerità per finanziare la spesa militare, prendendo a prestito e aumentando il debito. Ma ciò favorisce i Paesi con un rating creditizio migliore, come la Germania, che potranno investire molto più degli altri.
Il nuovo cancelliere tedesco ha dichiarato di voler fare della Germania la prima potenza militare europea. Perché dovrebbe essere questo l’obiettivo? Sembra che la Germania non si confronti più con la Russia, ma con il resto dell’Europa? L’approvazione da parte del Bundestag di una riforma costituzionale per un aumento storico delle spese militari è motivo di seria preoccupazione.
Ma la spesa militare è in crescita ovunque. L’UE è entrata in una corsa agli armamenti che non garantisce la sicurezza, anzi: aumenta il rischio di escalation. Se compro più armi, anche il mio vicino lo farà. Ne seguirà una spirale pericolosa.
Serve un’altra direzione. L’Europa dovrebbe ispirarsi all’esperienza della Guerra Fredda: ricostruire una vera architettura di sicurezza europea, fondata su diplomazia, disarmo, coesistenza pacifica e de-escalation. È l’unico modo per evitare un confronto diretto che potrebbe sfociare in una guerra su larga scala, perfino nucleare.
Che consiglio daresti a chi, come noi, cerca faticosamente di ricostruire una sinistra radicale capace di ottenere successi reali per le classi popolari?
Ognuno fa il possibile nelle proprie circostanze. Non esiste – forse purtroppo – un modello da seguire e replicare. Non mi permetterei di dare consigli assoluti. Ma la nostra esperienza sembra confermare quanto sia importante avere un partito che mette al centro le persone, i lavoratori, non i profitti. Un partito fermo nei principi e chiaro nella bussola strategica (l’obiettivo di una società diversa, socialista), ma flessibile nella tattica, è più che mai necessario.
È fondamentale coltivare la speranza. A sinistra, a volte, passiamo troppo tempo a lamentarci. Quanti convegni sulla “crisi della sinistra”? È una sorta di depressione collettiva organizzata e controproducente. Dobbiamo credere nella nostra capacità di cambiare le cose.
Noi spesso partiamo da temi socioeconomici quotidiani e lottiamo per cambiamenti concreti e realizzabili. Facciamo sondaggi, ascoltiamo le preoccupazioni delle persone, lanciamo campagne su temi che toccano la vita della classe lavoratrice: il costo della vita, la tassa sui milionari, le pensioni, la sanità, i prezzi dell’energia. Ma non ci limitiamo a slogan: portiamo proposte politiche concrete e siamo presenti nelle lotte, dagli scioperi alle mobilitazioni.
La dimensione organizzativa è imprescindibile. Senza organizzazione, non si va lontano. Le vittorie rapide possono sembrare allettanti, ed ogni piccola vittoria è importante e va festeggiata, ma il vero potere si costruisce strutturando una organizzazione solida, con una forte base di iscritti. Questa è la condizione fondamentale per costruire qualcosa di duraturo.
Anche la comunicazione gioca un ruolo importante. Cerchiamo di comunicare in modo accessibile, interattivo, anche ma non solo attraverso i social media. I media tradizionali restano importanti, ma è indispensabile una vera strategia digitale per raggiungere, coinvolgere e organizzare le persone.

