Molti qui da noi hanno strabuzzato gli occhi di fronte all’enormità dell’investimento che Roche e Novartis hanno previsto per i prossimi cinque anni, onde creare nuovi centri di ricerca e di produzione negli Stati Uniti. In totale si tratta di quasi 75 miliardi, una somma senza paragoni per quanto riguarda gli investimenti fatti da ditte svizzere all’estero.
Le notizie di questo mega investimento sono state date nei giorni in cui tutto il mondo parlava dei dazi che Donald Trump voleva imporre a tutto il globo terra-acqueo (compresi i pinguini di una sperduta isola nei pressi del polo sud) e dove la paura nei circoli economici era da cardiopalmo, anche perché The Donald cambiava le cifre ad ogni piè sospinto.
Tutti i media, ma anche i semplici cittadini, hanno quindi pensato che i nostri grandi monopoli farmaceutici stessero tentando di imbonire il lunatico presidente statunitense, per evitare che egli imponesse dei dazi stratosferici anche sui farmaci, cosa che lui aveva di principio escluso. Personalmente non credo che questa sia stata la ragione principale che ha convinto Roche e Novartis (sembra d’accordo con il Consiglio Federale, ciò che mi sembra molto grave) a prevedere questo enorme investimento.
Bisogna ricordarsi che il prezzo dei farmaci è uno dei temi più scottanti negli Stati Uniti, dove diventa oggetto di duri dibattiti in ogni confronto elettorale. In nessun altro paese del mondo difatti i farmaci sono così cari: in media il prezzo statunitense è addirittura del 25% superiore di quanto paghiamo noi, che già battiamo ogni record in Europa. Imporre quindi dei dazi sui farmaci importati creerebbe uno scontento gigantesco nell’opinione pubblica americana, che già soffre per il fatto d’avere la sanità di gran lunga più cara al mondo. Trump quindi se ne guarda bene dal farlo.
Invece c’è un altro aspetto della faccenda di cui i nostri media non parlano. Si tratta del fatto che grazie ai presidenti repubblicani, di cui i monopoli farmaceutici sono stati gli sponsor principali, negli USA è stata abolita ogni legge che dava una pur minima capacità allo stato centrale di influenzare i prezzi dei farmaci. Negli USA quindi i monopoli farmaceutici possono fare il prezzo che vogliono, senza che un’autorità qualsiasi abbia alcunché da dire.
È evidente che i monopoli farmaceutici ne traggono un grande vantaggio, riuscendo a fare negli Stati Uniti degli affari d’oro. Ed è questo che i monopoli farmaceutici vogliono garantirsi anche con Trump: quando i suoi elettori mugugneranno a proposito del costo dei farmaci, lui potrà sempre rispondere però che con questi investimenti miliardari si creano centinaia di migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti.
Purtroppo, vittime di questi giochi di potere tra oligarchi saranno non sono solo i pazienti americani, ma anche noi altri. Difatti siccome il mercato americano rappresenta perlomeno il 50% in ogni settore della sanità (talora addirittura il 60%), il prezzo fissato oltre Atlantico diventa quello di riferimento a livello mondiale. I grandi monopoli farmaceutici possono quindi dire ai paesi, il cui mercato rappresenta un’inezia rispetto a quello statunitense, “se non vuoi pagare quanto ti chiediamo, il farmaco semplicemente non te lo diamo”. Questa è la leva principale con la quale i monopoli farmaceutici riescono a tenere alto il prezzo un po’ dappertutto.
Non è quindi un caso che contemporaneamente all’annuncio di questi investimenti, Novartis e Sanofi, seguiti a ruota poi da altri grandi trust farmaceutici, abbiano chiesto a gran voce all’Unione Europea (ma sotto sotto anche alla Svizzera) di permettere loro in futuro di alzare chiaramente il prezzo dei farmaci anche in Europa, minacciando che altrimenti trasferiranno sempre di più i loro investimenti verso gli Stati Uniti.
Ecco perché è grave che il nostro Consiglio Federale si sia accodato a questo ricatto, che sicuramente avrà come conseguenza un probabile aumento dei prezzi, ma anche una significativa perdita di posti di lavoro pregiati nel settore della farmaceutica all’interno dei confini nazionali svizzeri.
PS: L’articolo è stato scritto prima del recente “bombardamento cognitivo” di Trump, che minaccia di tagliare i prezzi dei farmaci negli USA. Secondo me è il solito “bullismo trumpiano”: vuole estorcere ancora più investimenti ai monopoli farmaceutici, alla fine farà marcia indietro, abbattendo solo marginalmente il costo di alcuni farmaci, probabilmente non tra quelli più importanti.

