L’atmosfera bellicista ad oltranza che domina ormai a Bruxelles ha fatto un’altra vittima: HORIZON. Con un budget di circa 100 miliardi di euro per il settennio 2021-2027, questo programma dell’Unione Europea è uno dei maggiori finanziamenti per la ricerca al mondo. La Svizzera ne era stata esclusa per qualche anno dopo la rottura delle trattative sull’Accordo Programmatico: ora ne siamo stati provvisoriamente riammessi.

Nella prossima edizione, quindi dal 2028 al 2034, il budget salirà addirittura a circa 175 miliardi. Oltre al budget, a ogni settennio vengono aggiornate le priorità del programma: per esempio, circa un terzo dell’attuale edizione deve essere investito nella lotta ai cambiamenti climatici. Anche qui, vista l’aria che tira a Bruxelles, il tema sarà meno prioritario nel prossimo programma, mentre farà capolino la ricerca militare tra le priorità di HORIZON.

Finora si finanziavano solo programmi civili, a meno di deroghe esplicite. Bruxelles vuole però cambiare e ogni ricerca di HORIZON dovrebbe nel futuro essere di uso “duale”, l’uso militare non sarà quindi più considerato un’eccezione ma bensì la regola. Questa novità sta mettendo in subbuglio la comunità scientifica e le proteste si moltiplicano.

Ma c’è un altro aspetto che sta suscitando accese discussioni. Fra i “soggetti esterni”, un po’ come la Svizzera, c’è ovviamente Israele, che nel ciclo 2021-2027 è stato ammesso nei fondi HORIZON. L’estate scorsa la Commissione UE aveva proposto di escludere almeno le aziende israeliane dal programma, ma non le università. Ma nemmeno su questa misura parziale gli stati membri si sono trovati d’accordo, tra l’altro con l’opposizione della Germania e dell’Italia.

A rendere ancora più caldo l’ambiente ci ha pensato l’Ambasciatore israeliano presso l’UE che ha escluso che l’Europa possa avere mai posto nei negoziati di pace, se escluderà Israele dai programmi di ricerca europei.