Nell’ultimo Quaderno abbiamo pubblicato un’intervista con Matteo Pronzini a proposito della proposta di MPS per creare una nuova unità di sinistra contro l’incombente pericolo di una destra che si rafforza. La proposta ha un po’ sorpreso tutti, perché indubbiamente rappresenta un ammorbidimento della posizione del MPS verso il PS. Qual è la tua valutazione globale?

Penso che è un segnale politico importante, per loro segna una discontinuità nei nostri confronti e nei confronti dell’area, oggi sembrano riconoscere la necessità di superare logiche di contrapposizione sterile e ne sono felice. Per noi non si tratta di capire come lavorare (tutti) insieme su o biettivi concreti — in primis sui temi de “la fine del mese”: la questione salariale, i costi della salute e affitto; ma anche difesa del servizio pubblico e dello Stato sociale, così come dell’ambiente e del territorio. Ricordandoci chi sono i nostri veri avversari e programmiamo le lotte già previste, organizziamoci in maniera sinergica e pensiamo ad un piano in offensiva su alcuni temi di fondo: il più urgente è la ridistribuzione della ricchezza.

Ora il nostro obiettivo è riuscire a passare da una discussione astratta a una pratica di cooperazione stabile, sarebbe un passo avanti per tutta la sinistra. Sulla base di queste intenzioni negli scorsi giorni abbiamo avanzato una proposta concreta e realizzabile per tutta l’area di sinistra.


Una delle caratteristiche della sinistra è di essere spesso frantumata. Però è anche vero che in situazioni storiche particolari (penso a fronti popolari prima dell’ultima guerra, fronti di sinistra subito dopo la fine della guerra) si é riusciti a creare un’unità d’azione. MPS pensa che ora siamo in una situazione particolare e che quindi sia giunto il momento di fare uno sforzo supplementare per avere un fronte comune. Cosa ne pensi?

Sì, penso anch’io che viviamo un passaggio storico delicato. In questo contesto, la sinistra deve smettere di difendersi separatamente e imparare a coordinarsi — nelle lotte, nelle campagne, nel lavoro istituzionale. A me stupisce che siamo tanti, molti militanti, stupendi ideali che sul fondo ci accomunano, ma agiamo troppo separati. Oggi non possiamo più permettercelo. Occorre però andare per gradi, l’unità va fatta con piccoli ma concreti e passi. La priorità non è fronte elettorale immediato, ma una Casa progressista, uno spazio in cui partiti, sindacati, associazioni, ma anche media dell’area e intellettuali possano lavorare insieme, senza fondersi né confondersi, ma con chiari obiettivi condivisi. La priorità oggi, ciò che davvero può cambiare i rapporti di forza, non è un deputato in più o in meno, è la mobilitazione sociale. Da lì può nascere qualcosa di più grande.

Vi confesso che per anni avevo sperato che questo potesse essere il ruolo di Forum Alternativo. Oggi penso che i Quaderni possono aiutare in questo progetto, e figure carismatiche e autorevoli come Franco Cavalli possono fungere da collante.

A livello federale MPS (come anche il ForumAlternativo) ritiene che sarebbe ora che il PS esca dal Consiglio Federale, a livello cantonale, siccome i Consiglieri di Stato sono eletti dal popolo, MPS accetta la partecipazione al Governo. Questo dovrebbe facilitare la creazione di un fronte comune, o non lo credi?

Penso che la politica istituzionale è fatta “di spazi”. C’è, nel nostro sistema politico, uno spazio che il capitale, per poter meglio controllare la classe operaia, aveva concesso negli esecutivi svizzeri alla sinistra. Per ora, funziona ancora così, così come per ora, vi è ancora la democrazia diretta. Con questo funzionamento e senza cambiare le regole elettive, non porterebbe a null’altro che al lasciare quello spazio ad altri partiti che coprono posizioni di sinitra e centro-sinistra.

Questo non significa che stare negli esecutivi è il solo modo che abbiamo di interpretare la politica, è solo uno degli strumenti che abbiamo. Possiamo e dobbiamo come PS coltivare l’opposizione con un lavoro parlamentare serio e documentato, con la mobilitazione sociale e con la democrazia diretta. 


Come abbiamo sottolineato in un numero precedente dei Quaderni (vedi editoriale nel Q56: Partito socialista: il vicolo cieco della governabilità über alles) il PS non è mai riuscito a chiarire fino in fondo il suo rapporto con il suo Consigliere di Stato. Sarebbe il momento di farlo per poter affrontare il discorso di un fronte comune?

Non vedo come le cose siano legate. Sarò ancora più esplicito che nella risposta precedente: è per me chiaro che il pericolo più grande è quello di appiattire il Partito sulla linea dell’esecutivo. A dirigere nel PS sono i vertici, ma è soprattutto la base a prendere decisioni di linea politica. È successo ad esempio con la riforma fisco-sociale, che ha segnato un cambiamento di linea notevole, per certi versi storico e generazionale. È successo con la decisione di fare l’alleanza rossoverde e scegliere candidate e candidati coerenti con questo progetto politico. Detto ciò, la persona che è nell’esecutivo non è che una tra le altre, certo con un ruolo importante, ma non predominante.