La classe media è stata, negli ultimi decenni, lo strumento con cui la destra economica ha radicato molto abilmente le idee neoliberiste nell’opinione pubblica.
Attorno alla classe media o, meglio, grazie alla classe media, si è così insinuata nelle società, prima con passo felpato poi sempre più apertamente, l’idea diffusa che lo Stato non funzioni più come dovrebbe, che la sua efficienza sia insufficiente e soprattutto che lo Stato costi troppo rispetto a quanto offre, sottraendo risorse dalle tasche della popolazione. Il tutto condito dalla convinzione che il privato, solo perché privato, funzioni sempre meglio, costando meno.
Oggi la storia ci ha dimostrato, a più riprese e in modo continuativo per lo meno in Svizzera, che è l’esatto contrario! Lo Stato c’è sempre stato e ha risposto ai bisogni, magari con un po’ più di fatica che in passato a causa dei continui tagli delle risorse per esso disponibili, rispondendo con grande efficacia anche ai bisogni del capitale che in più occasioni ha dimostrato di avere un disperato bisogno dello Stato per poter sopravvivere (si veda solo Swiss, il Covid o il Credito svizzero) drenando con scioltezza risorse e/o garanzie dalla cosa pubblica. Ma non basta! Quando lo Stato (in senso lato, comprendendo anche il settore parapubblico) si è, nel suo funzionamento, omologato al privato con le aziendalizzazioni (la Posta, le FFS, la Swisscom, ecc.), la qualità e la sicurezza del servizio sono significantemente diminuiti e i costi allegramente lievitati!
Ma allora perché la classe media è cascata senza batter ciglio nelle trappole della destra?
Credo che, forse banalizzando un po’, ci si possa azzardarsi a dire che è stata la sua “delusione” a causare questo fenomeno. Essa, infatti, ha vissuto nei decenni precedenti, praticamente dal dopo guerra in poi, un progressivo e costante miglioramento della propria qualità di vita che ha permesso il raggiungimento di una diffusa soddisfazione per il proprio status. Poi le cose sono cambiate e la classe media ha visto una brusca interruzione della sua “ascesa” sociale, scivolando verso un peggioramento della propria situazione. E la causa non è stata certo l’invadenza dello Stato o una crescente fiscalità! Più banalmente il neoliberismo galoppante ha riverberato i suoi dirompenti effetti sui salari, incidendo con particolare incisività proprio su quelli della classe media. I salari reali si sono così fermati o sono diminuiti, alcuni precedenti diritti sono stati trasformati in servizi a pagamento e si è lasciato libero sfogo a forme di speculazione che hanno fatto salire il costo di parecchie prestazioni (si pensi solo alle casse malati o alle pigioni!).
La bravura della destra è stata quella di riuscire a far credere alla classe media che le difficoltà che derivavano da questi cambiamenti dipendevano dall’inefficienza e dall’eccessivo costo dello Stato e non dal modello economico e dal funzionamento dello stesso!
Ma per riuscire a capire perché questa trappola abbia funzionato così bene, può essere utile definire meglio cosa sia la classe media e quale parte della popolazione ne faccia parte.
Secondo l’Ufficio di statistica la classe media è l’insieme delle economie domestiche il cui reddito lordo è compreso tra il 70% e il 150% del reddito cantonale mediano (cioè, quel reddito che sta nel mezzo tra il 50% di chi guadagna di più e il 50% di chi guadagna di meno). Il che corrisponde numericamente a circa il 55% della popolazione, quindi poco più della metà della stessa.
Al ceto medio appartengono operai specializzati, impiegati, funzionari, artigiani, commercianti al dettaglio, liberi professionisti e parte degli agricoltori.
Va detto che, nonostante la percezione di coloro che appartengono alla classe media e la propaganda della destra, non è vero che le spese obbligatorie (ad es. imposte, contributi per le assicurazioni sociali, premi per l’assicurazione malattie obbligatoria) pesino di più sulla classe media rispetto alle altre categorie sociali. Gli oneri maggiori, che superano il 30% del reddito lordo, sono proporzionalmente più elevati soprattutto nei gruppi di reddito più bassi e in parte anche in quelli più alti rispetto al ceto medio.
Per capire quale sia la forchetta di reddito effettivo in cui collocare la classe media, va detto che nel Canton Ticino, considerato che il reddito mediano è notoriamente inferiore rispetto alla media nazionale, nel 2020 lo stesso veniva collocato in un intervallo tra i 4.000 e gli 8.500 franchi di reddito mensile lordo.
Ma appartenere alla classe media va oltre le cifre. È anche un’aspirazione, che si riferisci a “valori” (casa, stile di vita, beni durevoli, lavoro stabile e gratificante, possibilità di carriera). Valori la cui stabilità, come sopra ricordato, oggi è sempre più messa in discussione dal modello economico, non certo dallo Stato. Ma, nonostante tutto ciò, appartenere alla classe media continua ad essere un’aspirazione. Lo dimostrano, ancora una volta, i dati statistici visto che i quattro quinti della popolazione ritiene di appartenere alla classe media (che invece, come già ricordato, rappresenta oggi poco più della metà della popolazione).
Capire aspirazioni, difficoltà, condizione, speranze tradite della classe media è il primo passo per sottrarre la stessa alle sirene e alle menzogne della destra, per riuscire a portare la classe media stessa a prendere finalmente coscienza di quali siano le vere cause dell’attuale fragilità del loro stato e sperare così di poter contare anche su di essa per cambiare davvero le cose.

