In quasi tre anni la Russia è riuscita a conquistare solo qualche chilometro quadrato di territorio ucraino e ciò nonostante che all’esercito di Kiev manchino sempre di più i soldati: sono quasi 2 milioni i giovani che si nascondono per non finire in trincea. Putin ha rimpolpato la sua armata grazie ad offerte finanziarie estremamente allettanti: visto il sensibile peggioramento economico, è però molto dubbio che Mosca possa continuare con questo metodo per arruolare giovani soprattutto dalle lontane provincie siberiane. 

Nonostante ciò, nell’Europa occidentale si continua a sbandierare la folle telenovela di un pericolo d’aggressione russa: il ministro della Difesa tedesco Pistorius (socialdemocratico!) prevede un simile attacco verso il 2030, mentre il segretario generale della NATO Rutte avverte “se non ci riarmiamo, sarà meglio imparare il russo”. In realtà questo delirio propagandistico serve per nascondere la vera ragione del folle piano di riarmo progettato dall’UE: l’incapacità sempre più evidente del capitalismo di trovare investimenti redditizi per la strabordante massa di soldi accumulata a seguito della finanziarizzazione totale del sistema. Come aveva già dimostrato Marx, se il capitalismo non trova sbocchi redditizi dove investire, va in crisi. In fondo anche Hitler aveva usato il riarmo come stimolo keynesiano per uscire dalla crisi economica. E anche stavolta il nucleo centrale del piano di riarmo europeo viene dalla Germania, che da alcuni anni versa in una crisi economica sempre più marcata. Ed ecco quindi il Cancelliere Friedrich Merz che promette di trasformare la Germania nella prima potenza militare convenzionale d’Europa e che pochi giorni fa ha fatto pubblicare la lista della spesa pluriennale degli investimenti militari previsti. Un elenco di armi di ogni genere e di ogni paese d’origine (tra cui spicca anche Israele!), molto inquietante per il salto di qualità che farà la Bundeswehr, che ormai non può più essere considerata una forza solo di difesa come previsto dagli accordi di pace.

Il riarmo tedesco si apre con 50 cacciabombardieri F-35 adatti anche al trasporto di ordigni nucleari, mezzo migliaio di blindati, vari sistemi missilistici tra cui 400 Tomahawk con una gittata di oltre 2500 km: lo stesso missile che Trump ha negato a Zelensky. In totale la spesa bellica tedesca è stata valutata a 377 miliardi di euro, di cui buona parte saranno investiti nelle industrie tedesche. Da sola l’impresa renana Rheinmetall incasserà 88 miliardi, mentre la Diehl Defence, politicamente targata CSU, si fermerà a “solo” una ventina di miliardi. In totale l’industria bellica tedesca porta a casa 160 commesse, ovvero circa 182 miliardi di euro. Il resto andrà in buona parte agli Stati Uniti. Anche grazie a ciò, Merz è riuscito ad ottenere un atteggiamento “prudente” di Trump rispetto ai dazi imposti alla Germania.

Questo grande piano di riarmo avviene sotto la benedizione diretta della von der Leyen, che, non dimentichiamolo, era stata ministra della Difesa a Berlino. Merz sta pensando di reintrodurre l’obbligatorietà del servizio militare, che era stata espressamente proibita dagli accordi di pace. Un incubo che dovrebbe togliere il sonno a tanti politici europei, che invece sembrano accodarsi (probabilmente perché ne conoscono le vere ragioni economiche) a questo piano. E, ripensando alla storia degli ultimi 150 anni, tutto ciò mi fa molta paura: mi è tornato alla mente anche un bon mot di Mitterand che aveva sempre avuto questi timori, per cui, quando aveva cercato di opporsi alla riunificazione tedesca, aveva osato dire: “Io amo molto la Germania, per cui preferisco di molto averne due”.

da Area, novembre 2025