Il 28 settembre i cittadini ticinesi hanno accolto le due iniziative sui premi della cassa malati, quella della Lega sulle deduzioni fiscali e quella del Partito socialista, sul limite del 10%. Le due iniziative erano motivate dal livello insostenibile dei premi della cassa malati per molte famiglie e ci si poteva perciò attendere dal Consiglio di Stato ad una messa in vigore rapida delle stesse.

Un primo segnale, in senso contrario, lo abbiamo avuto da una presa di posizione di Norman Gobbi, presidente del Governo, su “Il mattino della domenica”. Un testo che sembrava una risoluzione governativa. Ecco i suoi contenuti principali:

  • in una prima fase, si interverrà per contenere ulteriormente la spesa sanitaria, predisporre le basi tecniche all’attuazione delle due iniziative e limitare l’impatto sui conti pubblici. Ciò avverrà attraverso l’adeguamento dei parametri dei sussidi e l’introduzione di un monitoraggio trimestrale della spesa sanitaria;
  • dal 2027 sarà possibile procedere in modo graduale, introducendo meccanismi transitori.

Il 12 novembre, un mese e mezzo dopo l’approvazione popolare delle iniziative, in un incontro con gli iniziativisti, è emerso che finora il Governo ha fatto nulla. Si è limitato ad informare che verrà presentato un messaggio ad hoc nella primavera del 2026, per poi procedere ad un’applicazione a tappe a decorrere dal 2027. È una scelta inaccettabile e incomprensibile. E si tratta di una situazione istituzionale grave e preoccupante.

Il Consiglio di Stato da anni non propone nulla di positivo nella sanità, la scuola, i servizi sociali, contro il dumping salariale, per l’amministrazione cantonale e propone tagli in tutti i settori, incurante delle conseguenti negative sulle famiglie. Anche il preventivo 2026 è caratterizzato solo da misure di risparmio.

Non sorprende quindi che stia cercando di non applicare quanto deciso dai cittadini il 28 settembre, poiché le iniziative contrastano con i suoi obiettivi. Propone quindi un rinvio a una data sconosciuta. Ha invitato i rappresentanti dell’Idheap, un istituto vodese conosciuto per le sue scelte neoliberali, per sostenere la tesi del rinvio: “Si potrebbe scegliere l’una o l’altra iniziativa” ha affermato Nils Soguel, il direttore dell’Idheap, secondo quanto ha riferito La Regione (14 novembre).

Il Consiglio di Stato in realtà non può scegliere. Sarebbe una decisione in manifesto contrasto con i principi costituzionali. I francesi direbbero che si tratta del rispetto delle norme repubblicane. È vero che nel nostro Paese, a mia conoscenza, non ci sono norme legali che obbligano il Consiglio di Stato ad applicare immediatamente una decisione popolare. È però una questione etica. E poi, in questo caso non si può nemmeno affermare che i cittadini non erano a conoscenza delle conseguenze finanziarie derivanti dall’approvazione di queste iniziative. Il Governo lo aveva espresso chiaramente. Il Partito socialista aveva perfino formulato diverse proposte atte a finanziare la propria iniziativa, per esempio aumentando l’aliquota di imposta sulla sostanza per i patrimoni superiori a 1.3 milioni di franchi. Si potrebbe anche sopprimere l’assurdo freno alla spesa, nonché qualche sgravio fiscale a favore dei grandi redditi, adottati qualche anno fa. Il Governo deve quindi trovare le risorse. In tale attesa si può aumentare il debito pubblico il quale, contrariamente a quanto spesso si afferma, non è a livelli preoccupanti. Si potrebbe immaginare un’applicazione a tappe delle iniziative. Ma da subito. Metà per esempio dal 2026 e tutto dal 1. Gennaio 2027.

Le tergiversazioni del Governo porteranno a nuove e a più che giustificate proteste e a una perdita di immagine e di credibilità del Consiglio di Stato. Sarebbe in ogni modo ragionevole evitare uno scontro istituzionale. Infatti, i cittadini, insoddisfatti del lavoro del Consiglio di Stato, potrebbero chiedere la revoca del Governo sulla base dell’articolo 44 della Costituzione ticinese. Bastano 15’000 firme, da raccogliere in 60 giorni. Speriamo che tutto ciò non sia necessario!